venerdì 9 luglio 2010

ETNA da vivere: passato, presente e…dintorni.

Vivere nel catanese o semplicemente andarci per le vacanze ha qualcosa di veramente suggestivo ed emozionante, io proverò semplicemente a descriverlo: l’Etna.

All’apparenza un’immensa montagna scura, spesso dalla punta bianca, l’Etna è un vulcano attivo e fortunatamente si può considerare un “gigante buono”; sì perché è un vulcano prevalentemente di tipo effusivo, cioè il chimismo del suo magma è basico, tale da non creare pericolose attività esplosive, ma periodiche degassazioni e conseguenti emissioni di polveri, ceneri, lapilli e bombe, e getti di scorie “a fontana”; da non dimenticare i frequenti tremori causati dal “gigante buono”.

L’emissione di lava dai suoi quattro crateri principali, Bocca Nuova, Voragine, Cratere di Nord-Est e Cratere di Sud-Est, viene tenuta costantemente sotto controllo e, quando necessario, la lava viene aiutata a incanalarsi nella cosiddetta “Valle del Bove”, un gigantesco vallone che si apre sul fianco orientale del vulcano.

Un pò di storia…

Certamente nei secoli le opere di distruzione dell’avanzata della lava sono state numerosissime e, per conoscere la nascita dell’Etna e capire cos’è la Valle del Bove, bisogna andare indietro di 700.000 anni (Pleistocene) quando, per la situazione geologica di collisione dell’altopiano ibleo, dell’appennino maghrebide e dell’arco calabro-peloritano, incominciarono le prime attività eruttive degli apparati peri-etnei.

Queste diedero origine ai vari successivi edifici vulcanici, Calanna, Trifoglietto, Vavalaci e Belvedere, resti dei quali affiorano tutt’oggi nella Valle del Bove, caldera formatasi dallo sprofondamento dell’edificio esistente fino a quel momento; dopo il collasso, 30000 anni fa circa, un pò più ad ovest dei precedenti edifici, iniziarono a formarsi il Mongibello antico e infine il Mongibello recente, meglio conosciuto come Etna.

Oggi…

Vivere ai piedi e lungo i fianchi dell’Etna può essere preoccupante e a volte pericoloso, ma credo che chiunque si fermi a guardarlo rimanga sempre stupefatto dalla sua maestosità e dalla potenza e bellezza della Natura.

Chiaramente per poter apprezzare la meraviglia del vulcano più grande d’Europa consiglio a tutti di fare una bella escursione nel Parco dell’Etna (http://www.parcoetna.it/), dove vedrete come la lava nera, il “basalto”dell’Etna, si è fatta strada tra flora e fauna, miracolosamente rimaste incolumi alle colate laviche, e anche come la natura sia rinata dalla distruzione.

Inoltre, previa informazione sulle attività in corso (http://www.ct.ingv.it/), per i più coraggiosi consiglio un’affascinante passeggiata panoramica in compagnia di guide esperte ai Crateri centrali (quota 3300 m circa), per raggiungere i quali dovrete fare una breve scarpinata, dopo essere arrivati con la funivia e i mezzi 4x4 a quota 2900 m (http://www.guidetnanord.com/it/index.asp) .

Durante la risalita vi accorgerete come la vegetazione scompaia, lasciando spazio a lava e ceneri, (qualcuno dirà che sembra di essere sulla Luna) e, se sarete fortunati di trovare un bel cielo limpido ad alte quote, ammirerete un panorama stupendo di Sicilia, Calabria e isole minori.

I resti e la storia di eruzioni di migliaia di anni si ritrovano in tutto il territorio catanese e la costa è ricca di testimonianze di lave di eruzioni totalmente differenti e distanti nei secoli, da quelle sottomarine a quelle intrusive. Proprio a chi non conoscesse la zona consiglio di andare ad ammirare le bellezze del comune di Aci Castello e, della sua frazione, Aci Trezza.

Aci Castello è conosciuto per il suo castello fortificato, fin dai tempi dei Romani, su una rupe costituita da diversi tipi di lava, da una più antica, la “lava a cuscini” o pillow-lava, riconoscibile per la sua forma rotondeggiante, originatasi in ambiente sottomarino e con una tipica struttura globulare, da brecce ialoclastitiche (materiale vulcanico vetroso frammentario) e da una colata superficiale più recente del 122 A.C., quando tutta la regione era già sicuramente emersa.

Succedutosi alle varie dominazioni, oggi il castello è sede di un piccolo Museo Civico con un'interessante raccolta di minerali e reperti archeologici ed ha un singolare belvedere da cui si può godere il panorama dei Faraglioni dei Ciclopi e dell’Isola Lachea.

Proprio di fronte l’antico borgo marinaro di Aci Trezza, dove lo scrittore Giovanni Verga ambientò il romanzo "I Malavoglia", affiorano queste isolette, miticamente interpretate come i massi lanciati da Polifemo contro la nave di Ulisse (Nessuno), che oggi fanno parte della Riserva Naturale Integrale “Isola Lachea e Faraglioni dei Ciclopi” (http://www.cutganambiente.it/Lachea/index.htm).

In realtà queste isole sono resti di rocce sedimentarie argillose del Pleistocene medio, attraversate da masse magmatiche intrusive di età più recente delle argille.

I magmi intrusivi affiorano anche lungo il porto di Aci Trezza e hanno una caratteristica struttura prismatica-colonnare. Queste colonne, dette anche “a canne d’organo”, si sono originate dalla lenta contrazione di massa lavica durante il raffreddamento all’interno della crosta terrestre.

Visitare queste coste, bagnandosi nelle splendide acque del suo mare, è qualcosa di spettacolare, un viaggio dal mare alla montagna che resta nel cuore dei siciliani e di tutti i suoi turisti!!


giovedì 8 luglio 2010

SICILIANI SVEGLIA … Poche Città Siciliane sul Nuovo MONOPOLY !!!

Eh sì, non abbiamo sbagliato il nome, il famoso gioco del MONOPOLI
dopo anni subisce un Restyling e prende il nome di MONOPOLY.
Per festeggiare il traguardo dei 75 anni il leader dei giochi da tavola
HASBRO, metterà in commercio un a nuova edizione del gioco nella
quale le città italiane prenderanno il posto dei classici “Vicolo Corto”
e “Parco della Vittoria”.

Le 22 Città che prenderanno posto nella nuova versione MONOPOLY
saranno decise in base ai voti pervenuti entro il 28 Luglio 2010 sul sito
ufficiale presentato dalla HASBRO - http://www.monopolyitalia.it

Allo stato attuale le Città più votate sono :

1° Chieti con 168913 Voti [15,98%]
2° Reggio Calabria con 127844 Voti [12,09%]
3° Catanzaro con 101692 Voti [9,62%]
4° Barletta con 69775 Voti [6,6 %]
5° Isola d'Elba con 58213 Voti [5,51 %]
6° Andria con 53516 Voti [5,06 %]
7° Ascoli Piceno con 50124 Voti [4,74 %]
8° Cuneo con 36265 Voti [3,43 %]
9° Ancona con 36232 Voti [3,43 %]
10° Messina con 29403 Voti [2,78 %]
11° L'Aquila con 27880 Voti [2,64 %]
12° Trani con 27877 Voti [2,64 %]
13° Sanremo con 27798 Voti [2,63 %]
14° Teramo con 26317 Voti [2,49 %]
15° Viareggio con 21286 Voti [2,01 %]
16° Foggia con 20656 Voti [1,95 %]
17° Livorno con 15871 Voti [1,5 %]
18° Pisa con 14873 Voti [1,41 %]
19° Caserta con 14124 Voti [1,34 %]
20° Terni con 9854 Voti [0,93 %]
21° Torino con 9222 Voti [0,87 %]
22° Cosenza con 7492 Voti [0,71 %]

E Le Città Siciliane ???? Sono rappresentate da una sola Località
MESSINA al 10° Posto con una % di voto del 2,78 !!!
SICILIANI SVEGLIA !!!
Ma che fine hanno Fatto I Catanesi …i Palermitani … i Ragusani …
gli stessi Messinesi e le restanti province della Sicilia ???

VOTIAMO … e facciamo VOTARE !!! TUTTI !!! " VACCI LISCIU "
si fa promotrice di questa nuova Sfida l’importante è avere più di
una località sul MONOPOLY… ed arrivare sul Podio !!!

domenica 16 maggio 2010

I MENNULE - LE MANDORLE

Se c’è un’immagine che evoca la Sicilia, questa è sicuramente la Valle dei Templi di Agrigento che in primavera è vestita a festa per la fioritura dei mandorli.

In effetti questa pianta, la cui coltivazione è molto antica, ha da sempre alimentato miti e leggende. Gli antichi Greci narravano che Fillide, una principessa tracia,, incontrò Acamante, sbarcato nel suo regno per una sosta durante la navigazione verso Troia. I due giovani si innamorarono perdutamente, ma Acamante fu costretto a proseguire con gli Achei. La giovane principessa, non vedendolo tornare con le navi vittoriose, si lasciò morire per la disperazione. La dea Atena, commossa da questa struggente storia d’amore, decise di trasformare Fillide in uno splendido albero di mandorlo. Acamante, che in realtà non era morto, quando seppe che Fillide era stata trasformata in albero abbracciò la pianta che, per ricambiare le carezze, fece prorompere dai suoi rami fiori anziché foglie. L’abbraccio si ripete ogni anno quando i fiori del mandorlo annunciano la primavera.

Per poter gustare il sapore del seme del mandorlo ogni anno attendiamo l’estate, con precisione il mese di agosto. La mandorla, seme contenuto all’interno dell’endocarpo legnoso del frutto, drupa carnosa di colore verde, è rivestita di un sottile tegumento di colore variabile dal marrone all’ocra, liscio o rugoso, ed è un ingrediente base per la realizzazione di tante speciali e gustose ricette siciliane, dal dolce al salato, dal marzapane al latte di mandorla.

Oggi Nonna Pina e Nonna Enza vogliono suggerirvi una ricetta abbastanza semplice e veloce per preparare dei “Pasticcini alle mandorle”.

INGREDIENTI :

300 g. di pasta frolla surgelata
100 g. di granella di mandorle
100 g. di mandorle macinate in polvere
120 g. di zucchero
1 limone
1 arancia
2 cucchiai di lamelle di mandorle
Zucchero a velo
Burro e farina per lo stampo

PREPARAZIONE :

Fate scongelare la pasta frolla, quindi con essa rivestite delle formine imburrate ed infarinate. Punzecchiate la pasta e mettete gli stampini in frigo. Mescolate la granella di mandorle con le mandorle macinate, lo zucchero e la scorza grattugiata del limone. Aggiungere il succo d’arancia e mescolate. Riempite le tartelle con il ripieno preparato, cospargetele di mandorle a lamelle e cuocetele per 20 minuti nel forno già caldo a 190°, lasciate raffreddare quindi cospargete di zucchero a velo.

Buon appetito!!

domenica 24 gennaio 2010

La Cassata Siciliana di Nonna Pina & Enza


Una nuova Ricetta Tipica Siciliana, regalata da Nonna Pina & Nonna Enza !!!

*** Le dosi di questa ricetta sono per 6 persone.

Ingredienti del Pan di Spagna :

300 g di farina
250 g di zucchero
6 uova
1/2 bicchiere di latte
1 bustina e mezzo di lievito

Ingredienti del Ripieno :

500 g di ricotta
250 g di zucchero
300 g di canditi misti
200 g di marmellata di albicocche
100 g di cioccolato fondente
2 cucchiai di pistacchi sgusciati
1 baccello di vaniglia
1 bicchierino di maraschino
1 bicchierino di acqua di fiori d’arancio

Preparate il pan di Spagna incorporando le uova montate allo zucchero, al lievito e alla farina. Mescolate bene, ammorbidendo il composto con il latte. Imburrate una teglia e adagiatevi sul fondo un foglio di carta oleata, versatevi la pasta e passate in forno caldissimo, fino a quando non la vedrete lievitare: a questo punto abbassate la temperatura e lasciate cuocere per 15 minuti circa. Togliete il pan di Spagna dal forno, fatelo raffreddare e poi tagliatelo a fette di circa 1 cm di spessore. Foderate uno stampo (rotondo o rettangolare), ricoperto di carta oleata, con le fette di dolce e spennellatele con una piccola parte della marmellata, sciolta sul fuoco e mescolata con l’acqua di fiori d’arancio.

Mettete in un tegame lo zucchero, ½ bicchiere d’acqua e la vaniglia e lasciatelo su fuoco basso fino a quando il composto non avrà la consistenza di uno sciroppo. Eliminate quindi la vaniglia, fatelo intiepidire e incorporatevi la ricotta. Lavorate a lungo con un cucchiaio di legno sino a ottenere una crema liscia e senza grumi. Aggiungete i canditi, fatti a dadini, il cioccolato, a pezzetti, i pistacchi, che avete già spellato gettandoli nell’acqua bollente e asciugato accuratamente, e il maraschino. Versate la crema di ricotta nello stampo avendo cura che non rimangano vuoti d’aria all’interno del dolce e ricoprite il tutto con le fette di pan di Spagna. Mettete la cassata a raffreddare in frigorifero per almeno 2 ore, poi sformatela con delicatezza su un piatto da portata e ricopritela con la glassa di marmellata e acqua di fiori d’arancio, guarnendola a piacere con frutta candita. Lasciate in frigorifero ancora 2 ore prima di servire.

domenica 22 novembre 2009

II° Pranzo Domenicale " Siciliano "

ANTIPASTO - " Acciughe all'Agretto "

Ingredienti :
800 g di Acciughe
4 Pomodori Maturi
2 Spicchi d'aglio
2 Limoni
1 Mazzetto di Basilico
1 Pizzico abbondante di Origano
Olio Extra Vergine di Oliva

Pulite le acciughe, togliendo la testa e le interiora, e lavatele. Coprite il fondo di una teglia da forno con fettine di limone e adagiatevi sopra le acciughe insieme ai pomodori, pelati, privati dei semi e tagliati a pezzetti. Condite con l'olio di oliva, l'aglio tritato, le foglie di basilico e l'origano. Salate e pepate infornando il tutto a 180 °C per circa 30 minuti.
Le acciughe all'agretto sono ottime anche fredde.

PRIMO - " Pasta con le Sarde "


Ingredienti :
400 g di Pasta Lunga
400 g di Sarde Fresche
50 g di Filetti d'Acciughe sotto Sale
20 g di Uva Sultanina
20 g di Pinoli
3 Mazzetti di Finocchietto Selvatico
2 Spicchi d'Aglio
1 Cipolla
1 Bustina di Zafferano
1 Ciuffetto di Prezzemolo
Olio Extra Vergine di Oliva
Pangrattato

Mettete in un tegame 1 cucchiaio di olio di oliva, 1 spicchio d'aglio qualche cucchiaio di acqua, lo zafferano e 1/2 mazzetto di finocchietto selvatico, salate e pepate. Fate imbiondire, quindi unite i filetti di sarde, che avrete ottenuto pulendo, sfilettando, lavando con cura e asciugando il pesce fresco. Lasciate cuocere per alcuni minuti a fuoco moderato, poi togliete l'aglio e spegnete il fuoco. Sbollentate per circa 15 minuti il finocchietto rimasto, scolatelo, tritatelo e ponetelo da parte, avendo cura di conservare anche l'acqua di cottura. Tritate poi la cipolla e mettetela a soffriggere in padella con l'altro spicchio d'aglio. Aggiungetevi il finocchietto tritato, i pinoli, l'uva sultanina, precedentemente ammollata e asciugata, i filetti d'acciuga, dissalati e pestati in un mortaio con il prezzemolo tritato, e 1 mestolo di acqua di cottura del finocchietto. Fate insaporire a fuoco molto basso per circa 5 minuti. Utilizzate l'acqua di cottura del finocchietto per cuocere la pasta, aggiungendo se necessario altra acqua salata, e scolatela ancora al dente.

In una teglia, leggermente unta di olio, fate un primo strato di pasta e conditela con le sarde e con la salsa di finocchietto. Proseguite così fino ad esaurimento degli ingredienti, avendo cura di terminare con della salsa ed al termine spolverate con del pangrattato. Infornate alla temperatura di 180 °C per 20 minuti circa, quindi sfornate e servite ben caldo.

SECONDO - " Sarde alla Beccafico "
Ingredienti :
1 Kg di Sarde Fresche
7 Acciughe sotto sale
100 g di Uva Sultanina
100 g di Pinoli
2 Limoni
200 g di Pangrattato
3 Cucchiai di Zucchero
1 Ciuffetto di Prezzemolo
1 Ciuffetto di Basilico
1 Rametto di Alloro
Olio Extra Vergine di Oliva

Pulite e spinate le sarde, apritele a libro, lavatele e asciugatele accuratamente. Dissalate e diliscate le acciughe e tritatele finemente, poi unitele al pangrattato, precedentemente rosolato nell'olio, all'uva sultanina, ammorbidita in acqua tiepida e scolata, ai pinoli e al prezzemolo tritato. Amalgamate tutti gli ingredienti e poi salate e pepate. Distribuite una piccola parte di composto su ogni sarda e richiudetela, fermandola con uno stecchino. Proseguite fino ad esaurimento degli ingredienti. Disponete le sarde in una pirofila leggermente unta, alternandole con le foglie di alloro. Preparate una salsina, sciogliendo lo zucchero nel succo di 1 limone e aggiungendovi qualche cucchiaio d'olio, versatela sulle sarde e infornatele a 200 °C per 20 minuti circa.
Prima di servirle, cospargetele di basilico e decoratele con spicchi di limone.

DOLCE - " Fagottini Siciliani "

Ingredienti :
Per la Pasta:
600 g di Farina
5 Uova
150 g di Zucchero
250 g si Burro
1 Bustina di Lievito
Sale

Per il Ripieno:
300 g di Fichi Secchi
3 Uova
100 g di Mandorle Sgusciate e Pelate
150 g di Noci Sgusciate
100 g di Uva Sultanina
50 g di Pistacchi
150 g di Cioccolato a Pezzetti
1 Pizzico di Cannella

Mettete ad ammorbidire separatamente in acqua tiepida l'uva sultanina e i fichi. Tritate grossolanamente le noci, le mandorle e i pistacchi. Sbattete le uova in una terrina e unitevi l'uva sultanina, ben strizzata, i fichi secchi asciugati e sminuzzati, il cioccolato, a pezzetti, la marmellata, il trito di mandorle, noci e pistacchi e la cannella. Amalgamate con cura il composto e lasciatelo da parte. Per preparare la pasta, amalgamate sulla spianatoia, la farina con le uova, lo zucchero, il burro fuso un pizzico di sale e lievito. Quando avrete ottenuto una pasta ben omogenea, tiratela con il mattarello in una sfoglia sottile. Ritagliatela a rombi e nel centro di ognuno disponete un po’ di ripieno. Raggruppate i quattro vertici in alto e premete delicatamente con le dita in modo da formare appunto dei fagottini. Continuate fino ad esaurimento degli ingredienti. Adagiate i dolcetti in una teglia adeguatamente imburrata e infarinata. Infornata a 170-180 °C per circa 30 minuti.

Buon Pranzo ... da Nonna Pina ed Enza !!!

Nonno Biagio vi consiglia : CORVO Colomba Platino per il Pranzo ed un Buon Moscato Passito di Pantelleria per il Dolce.

domenica 1 novembre 2009

Dolci Tipici Siciliani: Frutta Martorana, Bersaglieri Neri e Bianchi

Ciao cari amici di Vacci Lisciu, per farvi sentire un pò a casa, o un pò siciliani, vi forniamo le ricette di dolci tipici siciliani che si mangiano, soprattutto, in questo periodo dell’anno, per la festa di Tutti i Santi e per la Commemorazione dei Morti. Dato che già è arrivato il freddo, i dolci cadono proprio a pennello, soprattutto per chi, come noi, soffre il freddo!!! Allora, buona preparazione…!!

FRUTTA MARTORANA
La Frutta di Martorana deve il suo nome alla Chiesa della Martorana di Palermo nei pressi del convento omonimo, dove le suore ebbero l’idea di creare con il marzapane dei dolcetti con i colori e la forma dei più diversi frutti. Secondo una nota tradizione, la frutta di Martorana sarebbe nata perché le suore, per abbellire il convento per la visita del papa dell'epoca, vollero sostituire i frutti raccolti dal loro giardino creandone di nuovi con mandorla e zucchero.

Ecco gli ingredienti del Marzapane (detto “a caldo”) :
250 g di mandorle sgusciate
500 g di zucchero
Finitura: coloranti per dolci e gomma arabica


Preparate innanzitutto il marzapane, di cui vi diamo una versione casalinga. Tuffate le mandorle in acqua bollente per togliere la sottile pelle che le ricopre, nel caso aveste le mandorle da sgusciare e non pelate; poi passatele subito in forno caldo in modo che si asciughino bene, ma attenti a non bruciarle. Pestatele in un mortaio, aggiungendo ½ bicchiere d’acqua, così da ottenere una pasta omogenea. Mettete lo zucchero in un pentolino a fuoco basso con qualche cucchiaio d’acqua e fatelo sciogliere, mescolando con un cucchiaio di legno.
Unite la farina di mandorle allo sciroppo di zucchero, girate un attimo e versate su un piano (possibilmente di marmo bagnato), aspettate che si raffreddi un po’ (per evitare ustioni) e incominciate ad impastare e lavorate a lungo in modo da amalgamare bene gli ingredienti e ottenere una pasta fine e omogenea.
Potete ora dare alla pasta le forme che la vostra fantasia vi suggerisce. Disponete i dolcetti su un piano infarinato e lasciateli asciugare un paio di giorni. Colorateli quindi con i coloranti per dolci, lasciateli asciugare e infine lucidateli con la gomma arabica.

BERSAGLIERI AL CIOCCOLATO

Anche questi biscotti fanno parte dei buonissimi dolci della tradizionale Festa dei Morti. Nella provincia catanese li chiamiamo Bersaglieri, ma in altri posti vengono chiamati Reginette o a volte anche Totò.

Gli ingredienti :
500 g di farina
400 g di fondente
200 g di lievito madre (quello utilizzato dai fornai)
200 g di cioccolato fondente
100 g di zucchero
80 g di strutto
1 pizzico di vanillina
1 pizzico di sale
25 g di burro per la placca


Versate la farina su una spianatoia, facendo una fontana, e versate acqua tiepida (10 cl circa) amalgamando il tutto con cura, insieme ad un pizzico di sale e allo strutto, e aggiungete il lievito madre e lo zucchero. Dopo aver impastato fino ad ottenere un composto morbido ed omogeneo, ricavatene dei bastoncini lunghi 10 cm circa. Imburrate una placca e disponetevi i bastoncini ben distanziati fra loro. Copriteli con un canovaccio e lasciateli lievitare, in luogo tiepido, fino a quando avranno raddoppiato il loro volume. Metteteli in forno già caldo a 200°C e fateli cuocere per 10 minuti. Sfornateli e abbassate la temperatura del forno a 150°C. Rimettete i biscotti in forno e fateli cuocere per 15-20 minuti. Intanto preparate la glassa sciogliendo a bagnomaria il cioccolato con il fondente e la vanillina (per la glassa al limone sciogliere zucchero in acqua e limone).
Intingete i biscotti nella glassa ricoprendoli completamente. Lasciateli asciugare e … buon appetito!!

domenica 11 ottobre 2009

La Suoneria di VACCI LISCIU - Free Gadget QR Code

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venerdì 25 settembre 2009

I Simboli della Sicilia

Un vero siciliano, anche se vive lontano dalla propria terra d’origine, non può non conoscerli !!!


I simboli ufficiali della Regione Sicilia sono:
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a) la bandiera;
b) lo stemma;
c) il gonfalone.
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La bandiera Siciliana fu adottata ufficialmente con la legge regionale n. 1 del 2000, precedentemente i simboli ufficiali della Sicilia erano stemma e gonfalone, adottati con la legge regionale n. 12 del 1990.
La legge stabilisce che la bandiera siciliana sia esposta all'esterno del Parlamento siciliano (Assemblea Regionale Siciliana), dalla sede della giunta regionale, dalle sedi dei consigli provinciali e comunali, dalle sedi dei presidenti delle provincie regionali e dei sindaci dei comuni, nelle sedi degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, negli edifici in cui sono costituiti seggi elettorali in occasione delle elezioni per il rinnovo del Parlamento siciliano.
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La bandiera.
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La bandiera della Sicilia è formata da un drappo di forma rettangolare, di colore rosso aranciato e giallo in senso diagonale, al centro riproduce lo stemma della Regione siciliana, raffigurante la Triscele color carnato con il gorgoneion e le spighe, che ha dimensioni pari a tre quinti dell'altezza della bandiera.
.La storia del Triscele è articolata e, per alcuni versi, ancora avvolta nel mistero poichè si ricollega alla mitologia: simbolo della Sicilia, è composta dalla testa della Gorgone, i cui capelli sono serpenti intrecciati con spighe di grano, dalla quale si irradiano tre gambe piegate all'altezza del ginocchio.
La Gorgone è un personaggio mitologico che, secondo il poeta greco Esioso (VIII - inizio VII secolo a.C.), era ognuna delle tre figlie di Forco e Ceto, due divinità del mare: Medusa (la Gorgone per antonomasia), Steno (la forte), Euriale (la spaziosa). Avevano zanne di cinghiale, mani di bronzo, ali d'oro, serpenti sulla testa e nella vita, abitavano presso le Esperidi (figlie di Atlante, abitanti presso l'isola dei Beati, nella parte più occidentale del mondo), ed erano in grado, con uno sguardo, di pietrificare gli uomini.
Le spighe di grano sono simbolo di fertilità del territorio.
Le tre gambe rappresentano i tre promontori (in greco triskeles) punti estremi dell'isola: capo Peloro (o punta del Faro, Messina), capo Passero (Siracusa), capo Lilibeo (o capo Boeo, Marsala).
.Un'altra versione della testa è quella di una donna, forse di una dea, in taluni casi raffigurata con le ali per indicare l'eterno trascorrere del tempo, contornata da serpenti per indicare la saggezza. I serpenti in seguito furono sostituiti da spighe di frumento dai Romani per significare la fertilità della terra dell'Isola e simboleggiare il suo status di "granaio" di Roma.
Il Triscele apparve sulla scena prima della colonizzazione greca dell'isola, ma furono i Greci per primi a chiamarla Trinakìa (mutato nel tempo in Trinacrìa), dalla parola greca: trinacrios, che significa treis (tre) e àkra (promontori), da cui anche nel latino trìquetra (a tre vertici). Il Triscele, in seguito, fu adottato dai greci come simbolo della Trinacria, che è rimasto un sinonimo per Sicilia.
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Gli studiosi sono concordi nell'affermare che si tratta di un antico simbolo religioso orientale, sia che rappresentasse il dio Baal, o il sole, nella sua triplice forma di dio della primavera, dell'estate e dell'inverno, sia che rappresentasse la luna con le gambe talora sostituite da falci lunari. Le sue più antiche manifestazioni documentarie, si trovano. in monete di varie città dell'Asia Minore, come Aspendo in Panfilia, Olba in Cilicia, Berrito e Tebe nella Troade, ed in città della Licia, con datazione variabili dal VI al IV secolo a.C.. Il simbolo della Trinacria, se perdette il suo originario valore solare, ne acquistò uno sacrale in Sicilia, dato il suo valore apotropaico, che lo trasformò in una sorta di talismano.I normanni, arrivati in Sicilia nel 1072, esportarono la Trinacria nell'isola di Man, che la scelse come simbolo in sostituzione di quello precedente (un vascello) di origine scandinava.
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Il vessillo ufficiale della Regione Siciliana, drappo bicolore giallorosso con al centro il vecchio simbolo triscelico della Trinacria, esprime diagonalmente il giallo della bandiera civica di Palermo e il rosso della bandiera civica di Corleone, che fu il primo comune siciliano a seguire l'esempio di Palermo nella vigorosa rivolta antifrancese del Vespro Siciliano, scoppiato nella Città di Palermo il 30 Marzo 1282, che vide la contesa tra gli angioini ed i siciliani ai quali si allearono gli aragonesi.
Un momento di rilevanza simbolica della Trinacria nella storia della Sicilia si è avuta il 30 agosto 1302 con la costituzione dell'isola in Regno di Trinacria a seguito della pace di Caltabellotta, alla conclusione della guerra del Vespro. La titolarità del regno era, dal punto di vista formale, assegnata a Federico II d'Aragona, di fatto era indipendente dal resto dei possedimenti angioini nell'Italia meridionale.
La Trinacria è presente anche negli stemmi di varie dinastie nobili quali gli Stuart d'Albany d'Inghilterra (forse derivato proprio dal loro dominio su isole del mare d'Irlanda, tra cui l'isola di Man), i Rabensteiner di Francia, gli Schanke di Danimarca, i Drocomir di Polonia e in quello di Gioacchino Murat, re delle Due Sicilie all'inizio del 1800.
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Il gonfalone.
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Il gonfalone della Regione siciliana, delle dimensioni di metri due per uno, è costituito da uno scudo collocato su fondo azzurro, a sua volta campeggiante su uno scudo inquartato (in alto, a sinistra, giallo; a destra, rosso aranciato, con l'iscrizione colore bianco «REGIONE SICILIANA»; in basso, a sinistra, rosso aranciato; a destra, giallo), bordato da un filetto colore oro.
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Il criterio che ha presieduto al disegno del gonfalone, che è gelosamente conservato alla Presidenza della Regione di piazza Indipendenza a Palermo, è stato quello di raffigurare gli emblemi delle famiglie che hanno fatto della Sicilia un Regno.
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In alto a sinistra si trova quello degli Altavilla (famiglia normanna).
La loro "avventura nel Sud" iniziò nel santuario di San Michele a monte S. Angelo, dove si erano recati in pellegrinaggio e dove furono "ingaggiati" per cacciare i bizantini dal meridione d'Italia. Lo fecero così bene, che mentre Roberto il Guiscardo cacciò i "greci", il fratello minore, Ruggero, con una guerra durata trent'anni, fece lo stesso in Sicilia con gli arabi, sconfiggendo l'Islam e restituendo piena libertà alla fede cristiana. Essi portarono la nostra regione a grande splendore, costruirono le grandi chiese arabo-normanne, diedero pace e benessere al nostro popolo. L'aquila nera presente nel secondo quarto, in alto a destra, è l'emblema degli Hohestaufen, duchi di Svevia, e successivamente imperatori del Sacro Romano Impero. Federico II, figlio di Enrico VI e dell'ultima normanna, Costanza, regnerà da Palermo sul Sacro Romano Impero. Le spoglie di questi tre personaggi riposano nella cattedrale di Palermo.
Nel terzo quarto sinistro, in basso, la triscele (in colore carnato su campo argenteo).
Nell'ultimo quarto è presente il simbolo della casa aragonese, i cui colori rosso ed oro richiamano l'origine spagnola e le due aquile nere il suo legame con gli svevi.

I Simboli della Sicilia. 

domenica 13 settembre 2009

Nuovi link amici di Vacci Lisciu

Vi segnaliamo tre nuovi link amici di Vacci Lisciu :

Radio Gl@mour - http://www.radioglamour.net

Radio Gl@mour è una nuova piattaforma musicale che spazia tra sonorità Pop, Lounge, Jazz, Soul, House e Deep. Questa web-radio ti accompagna durante la tua giornata trasmettendo bella musica che ti tenga compagnia mentre lavori in ufficio, mentre stai studiando, o semplicemente per rilassarti. Radio Gl@mour ti propone un mix di musica che spazia dai top 40 trasmessi dalle radio, ai singoli che difficilmente potresti ascoltare da un emittente in Fm. Ascoltala e noterai la differenza.


Enoteca Maria - http://www.enotecamaria.com

Enoteca Maria non è il solito ristorante italiano all'estero
: sorge a Staten Island, New York, e la sua fortuna è tutta dietro ai fornelli, in particolare nelle mani di sette autentiche nonne italiane che lavorano a rotazione come chef. Carmela viene da Marcianise, Cristina da San Giuseppe Iato, Gaia da Milano, Adelena da Casola, Nina da Salerno, Rosaria da Chieti e Teresa da Agrigento. Con loro hanno portato la tradizione di differenti cucine locali italiane che ora fanno assaporare con successo ai clienti newyorkesi del ristorante.

Il Filtro - http://www.ilfiltro.it

Il portale www.ilFiltro.it è nato per iniziativa del prof. Michele Crudele nel 2001 in risposta alla richiesta di informazioni da parte di genitori e docenti sul tema della protezione della navigazione dei minori su Internet. L'obiettivo è quello di offrire tutto il proprio supporto per creare le condizioni affinché rete e risorse informatiche, oltre a essere sempre più diffuse e condivise, siano al contempo sempre più affidabili e sicure. Purtroppo la pornografia su Internet è frequente. Accanto all'ignobile sfruttamento commerciale del corpo della donna, è un veicolo di diffusione di molti virus informatici.
Ma non è solo questione di sesso: violenza efferata, uso di droghe, incitamento al terrorismo, sono altri temi diffusi su Internet, che possono essere attenuati da una discreta efficacia dei filtri.
Posto che il metodo migliore è che un educatore o un genitore stia accanto ai bambini, agli adolescenti o ai propri figli mentre usano Internet, data l'impossibilità di farlo sempre, sono possibili approcci per evitare i rischi della navigazione. Ilfiltro.it può aiutare e consigliare chiunque ne abbia bisogno.
L'Associazione Centro ELIS gestisce le attività connesse al portale, nell'ambito delle sue finalità istituzionali e in collaborazione con gli altri enti aderenti al Manifesto ELIS.