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venerdì 1 novembre 2013

PERSONAGGI SICILIANI: ARTURO LICATA, L'UOMO PIU' LONGEVO AL MONDO.

Ecco un nuovo primato tutto siciliano: l’uomo più longevo al mondo, Arturo Licata!!
Arturo, nato il 2 maggio 1902 a Enna, ha 111 anni e dal 13 settembre 2013, con la morte di Salustiano Sanchez, è diventato la persona di sesso maschile vivente più anziana al mondo. Già dal 30 marzo 2012, con la morte di un altro siciliano, Giuseppe Mirabella, era l’uomo più longevo d’Italia.
Conosciamo qualcosa sulla sua lunga e complessa vita: Arturo all’età di soli nove anni cominciò a lavorare nelle miniere di zolfo e vi restò per vent’anni; poi lavorò come guardia giurata e successivamente come conduttore meccanico. Prese parte alla guerra d’Etiopia, prestando servizio per due anni ad Addis Abeba e in seguito lavorò come infermiere nel dispensario antitubercolare di Enna. Nel dicembre del 1929 sposò Rosa Iannello, da cui ebbe sette figli: Paolo, Salvatore, Rosario, Concettina, Giuseppina, Gaetano e Lucia; inoltre ha avuto 8 nipoti e 4 bisnipoti.
Tante sono le domande e le curiosità che vengono alla mente dopo una notizia del genere. Sicuramente il DNA di un uomo longevo sarà speciale, ma a mio parere, non è un caso che esistano e siano esistiti tanti centenari siciliani. Probabilmente vivere in Sicilia, la sua aria, il suo sole, la sua natura sono componenti fondamentali, ma sicuramente favorisce ancor di più il tipo di alimentazione, la cucina mediterranea e in particolare quella siciliana. Vacci Lisciu ama la cucina siciliana e continuerà ancora a pubblicizzare per tutti i siciliani, e non solo, sparsi per il mondo le sue migliori ricette …  grazie all’aiuto di nonna Pina e nonna Enza, a cui auguriamo di diventare le nuove future donne centenarie siciliane!! Intanto auguriamo al signor Arturo tanta salute e di potersi godere ancora a lungo i suoi cari e la nostra amata Sicilia!!

lunedì 24 giugno 2013

Vacanze in Sicilia … tra i luoghi del Commissario Montalbano !!



Un viaggio in Sicilia potrebbe essere l’occasione per andare alla scoperta di luoghi meravigliosi, famosi per l’ambientazione della serie televisiva “Il commissario Montalbano”  tra le province di Ragusa e Siracusa, tra mare e Barocco, tra natura e archeologia, tra cucina e tradizioni.
Per chi nella serie si è innamorato del mare di Marinella, su cui affaccia la villetta del Commissario, deve sapere che quella è la costa di Punta Secca, piccolo borgo, frazione di Santa Croce Camerina in provincia di Ragusa, chiamata così per la presenza di una formazione di scogli di fronte la spiaggia di levante che forma una secca, per questo detta “a sicca”. Il borgo si trova tra importanti zone balneari, tra Marina di Ragusa e Scoglitti, in particolare tra Caucana e Punta Braccetto, ed è ben riconoscibile per il suo bel Faro, alto 35 m e risalente al 1853, a cui è annesso un fabbricato della Marina Militare. Molto popolato d’estate, il borgo ha un bel lungomare e delle piccole piazze sempre vive e ridenti.
Il palazzo del commissariato di Vigata nel film è in realtà il municipio di Scicli. Scicli, città barocca-presepe, riconosciuta Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO nel 2002, è incastonata all'incrocio di tre valloni, con case da ogni parte fin sopra i dirupi dei rilievi calcarei e una grande piazza in basso, si trova a pochi chilometri dal mare e conserva uno splendido centro storico, frutto della ricostruzione settecentesca in seguito al terremoto del 1693 che rase al suolo l'intera città.
A Scicli s’incontrano splendidi palazzi nobiliari, come Palazzo di Città (sede del municipio) al quale è annessa la Chiesa di San Giovanni Evangelista tardo-barocca in pietra dorata locale. Ma per ammirare quello che viene definito il palazzo barocco più bello di Sicilia si deve raggiungere Palazzo Beneventano con  i suoi caratteristici mascheroni che rappresentano alcune teste di moro.
Per gli amanti della natura è da vedere la cava di San Bartolomeo (canyon naturale dovuto all'azione del torrente San Bartolomeo sulla roccia calcarea) che racchiude  la stupenda chiesa omonima e da dove si arriva al complesso di grotte di origine bizantina di Chiafura.
Inoltre incuriosisce la visita alle architetture militari del Castellaccio (“Castiddazzu”, torrione di uno scomparso mastio probabilmente risalente al XV secolo) e del Castello dei Tre Cantoni.
Scicli è anche mare, con diciotto km di spiaggia finissima e dorata che degrada in un mare cristallino e ben quattro borgate marinare.
Tra queste la più antica e grande è Donnalucata, il cui nome deriva dall'arabo "Ayn-Al-Awqat", che significa fonte delle ore, perchè lì si trovava una sorgente di acqua dolce che sgorgava sulla spiaggia, grazie al gioco delle maree, cinque volte, proprio come le preghiere musulmane; nel suo porto sono state girate scene del film.
Altro splendido piccolo borgo marinaro in cui sono stati girati episodi della serie è Sampieri, situato lungo uno sperone di roccia calcarea, da cui parte una splendida spiaggia a mezzaluna che culmina a Punta Pisciotto con la Fornace Penna, fabbrica di laterizi costruita nel 1912 e in disuso dal 1924 quando fu incendiata. Spettacolare esempio di archeologia industriale fra i più importanti in Italia è una vera e propria "cattedrale del mare". 

Tra i luoghi visitati da Montalbano vi è anche il famoso Castello di Donnafugata, a 15 km circa da Ragusa, una sontuosa dimora nobiliare di fine Ottocento, di 2500 metri quadrati con un'ampia facciata in stile neogotico, coronata da due torri laterali. Il castello, diviso su tre piani, conta oltre 120 stanze di cui una ventina sono oggi visitabili e contengono ancora gli arredi ed i mobili originali dell'epoca per cui sembra quasi di fare un salto nel passato. Splendido il parco di 8 ettari intorno al castello con migliaia di specie vegetali e varie "distrazioni" che dovevano allietare e divertire gli ospiti, come il tempietto circolare, la Coffee House (per dare ristoro), alcune "grotte" artificiali dotate di finte stalattiti (sotto il tempietto) e il particolare labirinto in pietra costruito nella tipica muratura a secco del ragusano all’interno del quale è ancora possibile perdersi !!
Tanti sono i luoghi calpestati dal set de “Il Commissario Montalbano”, come il lungomare di Marina di Ragusa e altre città nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO come la splendida Ragusa Ibla e Modica, famosa oltre che per i meravigliosi monumenti del barocco siciliano anche per i suoi celebri laboratori di cioccolato artigianale che producono delizie tutte da assaggiare!!
Insomma, la Sicilia è sempre una scoperta …. e vi aspetta !!

domenica 9 giugno 2013

Cucina Siciliana: La Storia

Oggi vi riproponiamo nuovamente qualche cenno sulla storia della cucina siciliana. 

Adagiata al centro del Mediterraneo, fra il Tirreno e lo Ionio, fin da epoche remote la Sicilia é stata un approdo naturale per navigatori e commercianti.
La sua posizione geografica ha favorito l'incontro di popoli e civiltà: è nata così una gastronomia complessa ed articolata grazie al contributo di tutte le culture stabilitesi in Sicilia negli ultimi due millenni.
L'isola fu colonizzata da Fenici, Cartaginesi e Greci, i quali hanno lasciato un segno indelebile nella tradizione gastronomica siciliana: introdussero il pane con le sue molteplici ricette e la buona norma di sfornarlo piu' volte durante l'arco della giornata, cosi' da poter essere sempre consumato fresco. In Sicilia tuttora ne sono presenti numerose varieta', spesso arricchite con il sesamo detto "cimino" o "giuggiulena".

I popoli antichi ci insegnarono inoltre il trattamento delle olive, la salatura della ricotta (per poterla conservare più a lungo), l'allevamento delle api e molto probabilmente portarono in tavola la cultura del vino.
Nel III secolo a.C. la Sicilia divenne una delle principali province romane. 

Gastronomicamente i Romani fecero scuola per quanto riguarda la farcitura di pesci e verdure, la preparazione delle salsicce e la conservazione della neve dell'Etna per la preparazioni a base di frutta. I gelati e le granite sono cosi' entrati a far parte delle abitudini culinarie siciliane e vengono prodotti in centinaia di gusti differenti.

Tra il V e il VI secolo d.C. l'isola cadde sotto la dominazione dei Vandali e degli Ostrogoti i quali lasciarono soltanto una decadenza culturale ed economica.
Successivamente passo' sotto il dominio Bizantino, che ne mantenne il controllo per circa tre secoli. Pur non lasciando nessuna ricetta tradizionale degna di rilievo, i Bizantini tramandarono la pratica di arrostire allo spiedo la carne nonchè la stagionatura e la lavorazione dei formaggi per renderli piccanti e più saporiti; introdussero infine alcune spezie.

Una svolta gastronomica avvenne nel 965, quando gli Arabi, diventati veri e propri padroni dell'Isola, introdussero la canna da zucchero, il riso, gli agrumi, l'uso delle droghe.

La pasticceria diviene inimitabile, cosi' nacque la celebre "cassata" e la "cubbàita", un torrone di miele, semi di sesamo e mandorle. Si ebbe cosi' l'evento di una cucina arabo-sicula la cui influenza si estese a tutto il bacino occidentale del Mediterraneo.
Sono innumerevoli le ricette che arricchirono in quel tempo il patrimonio gastronomico insulare e si puo' affermare che la cucina siciliana, nell'anno Mille, primeggiava su tutte le altre cucine europee.
In Sicilia gia' allora esisteva la pasta e molte erano le ricette con i vermicelli, precursori degli spaghetti; era operativo anche un servizio di spedizioni di pasta seccata in vari territori musulmani e cristiani.
Tra i vari piatti, ancor oggi in uso, e' impossibile non citare il "cuscusu" elaborazione del cuscus arabo.
Sempre durante la dominazione araba si diffuse l'uso del sorbetto non molto dissimile da quello odierno, e di gran lunga piu' raffinato rispetto alle bevande ghiacciate consumate nel resto d'Europa.

Dopo appena un secolo di dominazione araba, nell'XI secolo, i Normanni costituirono il segno di Sicilia, Federico II, promulgatore delle arti e delle scienze, fu fautore di un periodo di grande splendore culturale, che ebbe il suo fulcro a Palermo.
La gastronomia mantenne le caratteristiche siculo-arabe, ma altre nuove pietanze fecero la loro comparsa; in particolare il pesce conservato o salato: le aringhe affumicate, il baccalà e lo stoccafisso ne sono un chiaro esempio. Tuttora la pratica vive in piatti tipici come lo "stoccafisso alla messinese".
Un capitolo a parte meritano i dolci, spesso a base di frutta, sia fresca che secca. Sovente legati a tradizione religiose, i dolci siciliani sono ricchissimi. Le monache di numerosi monasteri elaborarono svariate ricette. Molto utilizzata la ricotta, ma anche il cioccolato che a Modica viene lavorato artigianalmente e che a Palermo viene adoperato, in sette varieta' diverse nella famosa ed esclusiva torta "Setteveli".

Con gli Aragonesi, nel XIII secolo, la cucina siciliana si arrichi' ulteriormente, nacquero cosi' le preparazioni fritte. Si fa risalire a quest'epoca il "farsumagru", piatto a base di carne, opera dei “monsù”, cuochi provetti delle grandi famiglie nobili dell'Isola.
In questo stesso periodo giunsero in Sicilia, grazie ai commerci con il Medio Oriente le melanzane, che trovarono nella gastronomia siciliana ottima accoglienza: fritte, imbottite, trasformate in caponate, cotte alla griglia, sott'olio, abbinate a preparazioni a base di riso e pasta, sono ancora oggi le dominatrici della cucina insulare.
Gli Spagnoli importarono dall'America alcuni prodotti ancora non conosciuti in Europa: pomodori, peperoni, granturco, patate, fagioli, cacao e vaniglia.
Le successive vicende dell'Isola, dall'assegnazione ai Savoia all'insediamento dei Borboni fino all'annessione al Regno d'Italia non influirono sulla cucina locale, che aveva ormai una tradizione ben salda.
Non esistono sostanziali differenze nelle ricette tra una zona e l'altra dell'Isola, salvo alcune specialità locali.
La cucina si basa su cinque alimenti fondamentali: la pasta, il pesce, i formaggi, le verdure e i dolci. La carne bovina occupa un posto secondario (utilizzata di rado e per lo piu' in forma di frattaglie), in quanto proveniente da animali impiegati nei lavori agricoli e quindi con le carni dure e stoppose. Questo problema si risolse macinandola o tagliandola a fettine sottili, usanza dalla quale nasce una numerosa varietà di polpette e involtini farciti. Maggior rilievo ha la carne suina; ricca e molto varia la produzione di salsicce fresche e insaccate stagionate da affettare. Nell'Isola gli ovini sono sempre stati allevati e i piatti a base di agnello e capretto in umido o arrosto fanno parte della tradizione culinaria. Con il latte di capra e pecora si preparano svariati formaggi e ricotte freschissime. Immancabili nel pasto dei siciliani sono la pasta o un piatto di legumi (fave fresche o secche, lenticchie, farro, ceci). La pasta, regina delle tavole, viene condita nei modi piu' fantasiosi. Un tempo era uso comune prepararla fresca in casa. Farina di grano duro, acqua, sale e una lunga ed energica lavorazione: da questo impasto venivano ricavati formati diversi, ma i piu' famosi restano i maccheroni, il bucato o "busiato" e il bucatino, lo spaghetto e le lasagne.
Nei piatti si usa esclusivamente l'olio extravergine d'oliva, sia per cucinare che per condire. Il burro e' poco utilizzato e la sugna viene adoperata solo per ammorbidire l'impasto di alcuni dolci.
Il sale e' marino ed i piatti sono impreziositi dalle erbe aromatiche che crescono in abbondanza: basilico, prezzemolo, menta, alloro, rosmarino, cipolle e finocchietto selvatico, insieme a gelsomino, pinoli, uva passa, pangrattato tostato ("muddìca"), scorza d'arancia, succo di limone ecc. Caratteristico di tante preparazioni e' l'agrodolce. Molto utilizzate sono anche mandorle, nocciole e pistacchi, sia nella preparazioni di dolci e di bevande che per condire pasta e riso.

La Sicilia è una Terra tutta da scoprire e la cucina siciliana è conosciuta in tutto il mondo per la sua prelibatezza. Non vi resta che provarla!!!  

venerdì 31 maggio 2013

Il Testamento di Franco Battiato !!!



Portiamo la vostra attenzione al nuovo Video presentato in questi giorni relativo al nuovo singolo di Franco Battiato,Testamento, dell'ultimo album "Apriti Sesamo". Come sempre il cantautore e musicista catanese non delude i suoi fans con un'opera davvero entusiasmante fatta di soavi musiche e parole poetiche molto profonde presentata da un video d'eccezione.



Il videoclip che accompagna la canzone è un vero e proprio capolavoro girato fra le incantevoli sale del palazzo Manganelli e l'Orto Botanico di Catania con la partecipazione dell'attrice Tea Falco, per i costumi della stilista Marella Ferrara, e per la regia di Beniamino Catena.

Un videoclip molto curato nei dettagli e dai profondi significati con la sensazione di una dimensione eterna in cui Battiato vuole essere ricordato, giunto ormai all'età di 67 anni e con alle spalle una lunghissima carriera di successi.
Questa canzone è, infatti, una sorta di testamento dell'artista per i suoi fans con riferimenti e temi importanti come la reincarnazione e l'inferno di Dante visti da quella dimensione eterna in cui "noi non siamo mai morti, e non siamo mai nati" che forse un po' tutti oggi giorno dimentichiamo spesso nella frenesia della vita moderna che ci va perdere di vista i veri valori dell'umanità...

Ecco i stupendi versi di questa incantevole poesia musicale scanditi dal motto "We never died, we were never borne!":

Lascio agli eredi l'imparzialità,
la volontà di crescere e capire,
uno sguardo feroce e indulgente,
 per non offendere inutilmente.

Lascio i miei esercizi sulla respirazione,
Cristo nei Vangeli parla di reincarnazione.

Lascio agli amici gli anni felici, delle più audaci riflessioni,
la libertà reciproca di non avere legami

e mi piaceva tutto della mia vita mortale,
anche l'odore che davano gli asparagi all'urina.
We never died,
we were never borne!

We never died,
we were never borne!
Il tempo perduto chissà perché, non si fa mai riprendere
i linguaggi urbani si intrecciano e si confondono nel quotidiano.

"Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtude e conoscenza"...
l'idea del visibile alletta, la mia speranza aspetta.

Appese a rami spogli, gocce di pioggia si staccano con lentezza, 
mentre una gazza in cima ad un cipresso, guarda.
Peccato che io non sappia volare, ma le oscure cadute nel buio
mi hanno insegnato a risalire.

E mi piaceva tutto della mia vita mortale,
noi non siamo mai morti, 
e non siamo mai nati. 
 We never died,  
we were never borne! 

We never died,  
we were never borne.

martedì 16 ottobre 2012

Aeroporto di Catania Fontanarossa: Chiusura dal 5 Novembre al 5 Dicembre?

Salve!!! 

Tanti di voi si stanno chiedendo se l'aeroporto di Catania Fontanarossa sara' chiuso per 30 giorni dal 5 Novembre al 5 Dicembre 2012 e possiamo subito confermarvi che...
...I VOLI SONO OPERATI REGOLARMENTE!!!

Lo scalo siciliano di Catania continuera' ad operare regolarmente i voli DA e PER Catania, ma si dovranno seguire delle precise indicazioni perche' gli aerei partiranno dall'aeroporto militare di Sigonella, nel quale ci si arrivera' tramite un BUS NAVETTA gestito e organizzato dall'aeroporto di Catania.

ATTENZIONE: Il Check-In sara' aperto 3 ore prima della partenza e si verra' accettati entro 90 minuti dall'orario di Partenza.

A seguire ecco qualche informazione aggiuntiva riguardo la chiusura di 30 giorni dell'aeroporto di Catania Fontanarossa, a causa dei lavori di riqualificazione della pista. 


Per ulteriori informazioni consiglio di consultare il sito web Aeroporto di Catania nel quale troverete tutte le informazioni utili per viaggiare durante il periodo in oggetto. 

Ancora una volta siamo dispiaciuti per questo disagio siciliano, dunque,

Lo Staff di Vacci Lisciu augura a Tutti Voi ... un Buon Volo !!!

tag: aeroporto di Catania, chiusura aeroporto di catania, aeroporto siciliano, scalo siciliano, chiusura per lavori, siciliani, disagio siciliano.

sabato 13 ottobre 2012

I Dolci Tipici Siciliani: Bersaglieri Neri e Bianchi, Frutta Martorana

Salve a tutti amici di Vacci Lisciu, anche quest'anno vi forniamo un po' di ricette dei buonissimi dolci tipici siciliani che si mangiano, soprattutto, in questo periodo dell’anno, per la festa di Tutti i Santi e per la Commemorazione dei Morti. Allora, buona preparazione !!

BERSAGLIERI AL CIOCCOLATO


Anche questi biscotti fanno parte dei buonissimi dolci della tradizionale Festa dei Morti. Nella provincia catanese li chiamiamo Bersaglieri, ma in altri posti vengono chiamati Reginette o a volte anche Totò.

Gli ingredienti :
500 g di farina
400 g di fondente
200 g di lievito madre (quello utilizzato dai fornai)
200 g di cioccolato fondente
100 g di zucchero
80 g di strutto
1 pizzico di vanillina
1 pizzico di sale
25 g di burro per la placca


Versate la farina su una spianatoia, facendo una fontana, e versate acqua tiepida (10 cl circa) amalgamando il tutto con cura, insieme ad un pizzico di sale e allo strutto, e aggiungete il lievito madre e lo zucchero. Dopo aver impastato fino ad ottenere un composto morbido ed omogeneo, ricavatene dei bastoncini lunghi 10 cm circa. Imburrate una placca e disponetevi i bastoncini ben distanziati fra loro. Copriteli con un canovaccio e lasciateli lievitare, in luogo tiepido, fino a quando avranno raddoppiato il loro volume. Metteteli in forno già caldo a 200°C e fateli cuocere per 10 minuti. Sfornateli e abbassate la temperatura del forno a 150°C. Rimettete i biscotti in forno e fateli cuocere per 15-20 minuti. Intanto preparate la glassa sciogliendo a bagnomaria il cioccolato con il fondente e la vanillina (per la glassa al limone sciogliere zucchero in acqua e limone).
Intingete i biscotti nella glassa ricoprendoli completamente. Lasciateli asciugare e … 

... adesso altri dolci tipici siciliani... veramente ottimi, ovvero la:

FRUTTA MARTORANA

La Frutta di Martorana deve il suo nome alla Chiesa della Martorana di Palermo nei pressi del convento omonimo, dove le suore ebbero l’idea di creare con il marzapane dei dolcetti con i colori e la forma dei più diversi frutti. Secondo una nota tradizione, la frutta di Martorana sarebbe nata perché le suore, per abbellire il convento per la visita del papa dell'epoca, vollero sostituire i frutti raccolti dal loro giardino creandone di nuovi con mandorla e zucchero.

Ecco gli ingredienti del Marzapane (detto “a caldo”) :
250 g di mandorle sgusciate
500 g di zucchero
Finitura: coloranti per dolci e gomma arabica


- Preparate innanzitutto il marzapane, di cui vi diamo una versione casalinga.
- Tuffate le mandorle in acqua bollente per togliere la sottile pelle che le ricopre, nel caso aveste le mandorle da sgusciare e non pelate; poi passatele subito in forno caldo in modo che si asciughino bene, ma attenti a non bruciarle. 
- Pestatele in un mortaio, aggiungendo ½ bicchiere d’acqua, così da ottenere una pasta omogenea. Mettete lo zucchero in un pentolino a fuoco basso con qualche cucchiaio d’acqua e fatelo sciogliere, mescolando con un cucchiaio di legno.
- Unite la farina di mandorle allo sciroppo di zucchero, girate un attimo e versate su un piano (possibilmente di marmo bagnato), aspettate che si raffreddi un po’ (per evitare ustioni) e incominciate ad impastare e lavorate a lungo in modo da amalgamare bene gli ingredienti e ottenere una pasta fine e omogenea.
- Potete ora dare alla pasta le forme che la vostra fantasia vi suggerisce.
- Disponete i dolcetti siciliani su un piano infarinato e lasciateli asciugare un paio di giorni.
- Colorateli quindi con i coloranti per dolci, lasciateli asciugare e infine lucidateli con la gomma arabica.


Lo staff Vacci Lisciu (visitateci al sito www.vaccilisciu.it, augura a tutta la Sicilia, i siciliani all'estero e a tutti i simpatizzanti della Sicilia ... una buona preparazione dei buonissimi dolci e ... Buon Appetito!!!


tag: sicilia, dolci tipici siciliani, vacci lisciu, frutta martorana, bersaglieri dolci, cucina siciliana, dolci siciliani. 

giovedì 7 giugno 2012

Sicilia: Vacci Lisciu Significato


Ciao a Tutti,
In tanti ci fanno la domanda "Qual'e' il significato di Vacci Lisciu in Sicilia?" e quindi subito vi descriviamo in breve il significato tramandatoci dai nostri nonni. 

Domanda: Qual'e' il significato di Vacci Lisciu?  

Risposta: Vacci Lisciu è una tipica frase siciliana che da piccoli sentivamo dire quando si giocava a “briscola”, ma i nonni ci raccontano che in tempi passati questa scritta, accompagnata dall’asso di bastoni, si trovava dipinta sui “masciddari” dei carretti siciliani di coloro che non avevano paura degli uomini malavitosi: era un avvertimento a stare lontani e a non attaccar briga e, probabilmente, anche una sorta di amuleto contro le iettature degli invidiosi. Questo e' il vero significato del famoso termine siciliano Vacci Lisciu.



Vacci Lisciu

La risposta in dialetto Siciliano:


Vacci Lisciu è na frasi tipica chi da picciriddi sentiamu diri quannu si jucava a “briscula”, ma li
nanni ci cuntanu ca nni tempi passati ‘sta scritta, accumpagnata da n’assu di bastuni, si truvava
pitturata supra li “masciddari” di carretti siciliani di chiddi chi nun avianu paura di l’omini
malavitosi: era n’avvertimentu a stari luntani e a nun fari sciarre e macari na sorti di amuletu contru
li iettaturi di li ‘nvidiusi.

Questo e' il vero significato del famoso termine siciliano Vacci Lisciu.

tag: vacci lisciu significato, significato vacci lisciu, siciliani, frase tipica siciliana, dialetto siciliano





martedì 9 agosto 2011

Alberto Sordi è... Siciliano !!

Assolutamente da vedere è la bellissima interpretazione del grande Alberto Sordi nel film “Mafioso”, commedia italiana del 1962 del regista Alberto Lattuada, in cui interpreta un emigrato siciliano che vive a Milano e ritorna in Sicilia dopo anni per le ferie estive con la moglie e le figlie. Coinvolgente spaccato della vita dell’epoca in Italia, soprattutto dei siciliani, e della presenza della Mafia in Sicilia, in Italia e a New York, il film presenta le tradizioni e la cultura siciliana, evidenziando l’emozione nel ritornare nella propria “madre terra” di un siciliano emigrato, dal viaggio interminabile in treno all’arrivo in traghetto sull’isola, dall’accoglienza della famiglia ai pranzi tipici di festa, dal problema della disoccupazione a quello di essere “uomini d’onore”. E’ proprio per la riconoscenza al capomafia del paese che il protagonista, Nino Badalamenti, si trova ad essere prescelto come uomo d’onore ed intraprendere un viaggio “lungo ma corto” come ordinato dal padrino. Ed è proprio in questa parte del film che si sottolinea la presenza della Mafia, realtà inculcata attorno a cui ruota la vita dei siciliani, che entra in contrapposizione con l’onestà di un uomo che ama la vita e la sua terra ma che, quasi ingenuamente, non immagina che cosa significhi essere riconoscente al padrino del paese.

Il film in conclusione lascia lo spunto per una profonda riflessione sulla mentalità mafiosa e, a mio parere, su come possa essere annullata, perché anche se è passato mezzo secolo esiste ancora in altre forme. La mafia può essere cancellata per sempre, bisogna crederci, anche se sarà necessario molto tempo, non senza difficoltà, e con la volontà di tutti noi. Sono tanti i testimoni di questa lotta alla mafia, fra cui Giovanni Falcone di cui cito alcune frasi:

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”

“Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere.”




venerdì 17 giugno 2011

Dolci Sicilia: Bersaglieri al Cioccolato


BERSAGLIERI AL CIOCCOLATO


In Sicilia, anche questi biscotti fanno parte dei buonissimi dolci della tradizionale Festa dei Morti. Nella provincia catanese li chiamiamo Bersaglieri, ma in altri posti vengono chiamati Reginette o a volte anche Totò.

Gli ingredienti :
500 g di farina
400 g di fondente
200 g di lievito madre (quello utilizzato dai fornai)
200 g di cioccolato fondente
100 g di zucchero
80 g di strutto
1 pizzico di vanillina
1 pizzico di sale
25 g di burro per la placca


Versate la farina su una spianatoia, facendo una fontana, e versate acqua tiepida (10 cl circa) amalgamando il tutto con cura, insieme ad un pizzico di sale e allo strutto, e aggiungete il lievito madre e lo zucchero. Dopo aver impastato fino ad ottenere un composto morbido ed omogeneo, ricavatene dei bastoncini lunghi 10 cm circa. Imburrate una placca e disponetevi i bastoncini ben distanziati fra loro. Copriteli con un canovaccio e lasciateli lievitare, in luogo tiepido, fino a quando avranno raddoppiato il loro volume. Metteteli in forno già caldo a 200°C e fateli cuocere per 10 minuti. Sfornateli e abbassate la temperatura del forno a 150°C. Rimettete i biscotti in forno e fateli cuocere per 15-20 minuti. Intanto preparate la glassa sciogliendo a bagnomaria il cioccolato con il fondente e la vanillina (per la glassa al limone sciogliere zucchero in acqua e limone).
Intingete i biscotti nella glassa ricoprendoli completamente. Lasciateli asciugare e … 

Buon Appetito da tutto lo staff siciliano Vacci Lisciu!!! 

martedì 24 maggio 2011

STORIA DELLA CUCINA SICILIANA

Adagiata al centro del Mediterraneo, fra il Tirreno e lo Ionio, fin da epoche remote la Sicilia é stata un approdo naturale per navigatori e commercianti.

La sua posizione geografica ha favorito l'incontro di popoli e civilta': e' nata cosi' una gastronomia complessa ed articolata grazie al contributo di tutte le culture stabilitesi in Sicilia negli ultimi due millenni.

L'isola fu colonizzata da Fenici, Cartaginesi e Greci, i quali hanno lasciato un segno indelebile nella tradizione gastronomica siciliana: introdussero il pane con le sue molteplici ricette e la buona norma di sfornarlo piu' volte durante l'arco della giornata, cosi' da poter essere sempre consumato fresco. In Sicilia tuttora ne sono presenti numerose varieta', spesso arricchite con il sesamo detto "cimino" o "giuggiulena".

I popoli antichi ci insegnarono inoltre il trattamento delle olive, la salatura della ricotta (per poterla conservare piu' a lungo), l'allevamento delle api e molto probabilmente portarono in tavola la cultura del vino.

Nel III secolo a.C. la Sicilia divenne una delle principali province romane. Gastronomicamente i Romani fecero scuola per quanto riguarda la farcitura di pesci e verdure, la preparazione delle salsicce e la conservazione della neve dell'Etna per la preparazioni a base di frutta. I gelati e le granite sono cosi' entrati a far parte delle abitudini culinarie siciliane e vengono prodotti in centinaia di gusti differenti.

Tra il V e il VI secolo d.C. l'isola cadde sotto la dominazione dei Vandali e degli Ostrogoti i quali lasciarono soltanto una decadenza culturale ed economica.

Successivamente passo' sotto il dominio Bizantino, che ne mantenne il controllo per circa tre secoli. Pur non lasciando nessuna ricetta tradizionale degna di rilievo, i Bizantini tramandarono la pratica di arrostire allo spiedo la carne nonche' la stagionatura e la lavorazione dei formaggi per renderli piccanti e piu' saporiti; introdussero infine alcune spezie.

Una svolta gastronomica avvenne nel 965, quando gli Arabi, diventati veri e propri padroni dell'Isola, introdussero la canna da zucchero, il riso, gli agrumi, l'uso delle droghe.

La pasticceria diviene inimitabile, cosi' nacque la celebre "cassata" e la "cubbàita", un torrone di miele, semi di sesamo e mandorle. Si ebbe cosi' l'evento di una cucina arabo-sicula la cui influenza si estese a tutto il bacino occidentale del Mediterraneo.

Sono innumerevoli le ricette che arricchirono in quel tempo il patrimonio gastronomico insulare e si puo' affermare che la cucina siciliana, nell'anno Mille, primeggiava su tutte le altre cucine europee.

In Sicilia gia' allora esisteva la pasta e molte erano le ricette con i vermicelli, precursori degli spaghetti; era operativo anche un servizio di spedizioni di pasta seccata in vari territori musulmani e cristiani.

Tra i vari piatti, ancor oggi in uso, e' impossibile non citare il "cuscusu" elaborazione del cuscus arabo.

Sempre durante la dominazione araba si diffuse l'uso del sorbetto non molto dissimile da quello odierno, e di gran lunga piu' raffinato rispetto alle bevande ghiacciate consumate nel resto d'Europa.

Dopo appena un secolo di dominazione araba, nell'XI secolo, i Normanni costituirono il segno di Sicilia, Federico II, promulgatore delle arti e delle scienze, fu fautore di un periodo di grande splendore culturale, che ebbe il suo fulcro a Palermo.

La gastronomia mantenne le caratteristiche siculo-arabe, ma altre nuove pietanze fecero la loro comparsa; in particolare il pesce conservato o salato: le aringhe affumicate, il baccalà e lo stoccafisso ne sono un chiaro esempio. Tuttora la pratica vive in piatti tipici come lo "stoccafisso alla messinese".

Un capitolo a parte meritano i dolci, spesso a base di frutta, sia fresca che secca. Sovente legati a tradizione religiose, i dolci siciliani sono ricchissimi. Le monache di numerosi monasteri elaborarono svariate ricette. Molto utilizzata la ricotta, ma anche il cioccolato che a Modica viene lavorato artigianalmente e che a Palermo viene adoperato, in sette varieta' diverse nella famosa ed esclusiva torta "Setteveli".

Con gli Aragonesi, nel XIII secolo, la cucina siciliana si arrichi' ulteriormente, nacquero cosi' le preparazioni fritte. Si fa risalire a quest'epoca il "farsumagru", piatto a base di carne, opera dei “monsù”, cuochi provetti delle grandi famiglie nobili dell'Isola.

In questo stesso periodo giunsero in Sicilia, grazie ai commerci con il Medio Oriente le melanzane, che trovarono nella gastronomia siciliana ottima accoglienza: fritte, imbottite, trasformate in caponate, cotte alla griglia, sott'olio, abbinate a preparazioni a base di riso e pasta, sono ancora oggi le dominatrici della cucina insulare.

Gli Spagnoli importarono dall'America alcuni prodotti ancora non conosciuti in Europa: pomodori, peperoni, granturco, patate, fagioli, cacao e vaniglia.

Le successive vicende dell'Isola, dall'assegnazione ai Savoia all'insediamento dei Borboni fino all'annessione al Regno d'Italia non influirono sulla cucina locale, che aveva ormai una tradizione ben salda.

Non esistono sostanziali differenze nelle ricette tra una zona e l'altra dell'Isola, salvo alcune specialita' locali.

La cucina si basa su cinque alimenti fondamentali: la pasta, il pesce, i formaggi, le verdure e i dolci. La carne bovina occupa un posto secondario (utilizzata di rado e per lo piu' in forma di frattaglie), in quanto proveniente da animali impiegati nei lavori agricoli e quindi con le carni dure e stoppose. Questo problema si risolse macinandola o tagliandola a fettine sottili, usanza dalla quale nasce una numerosa varietà di polpette e involtini farciti. Maggior rilievo ha la carne suina; ricca e molto varia la produzione di salsicce fresche e insaccate stagionate da affettare. Nell'Isola gli ovini sono sempre stati allevati e i piatti a base di agnello e capretto in umido o arrosto fanno parte della tradizione culinaria. Con il latte di capra e pecora si preparano svariati formaggi e ricotte freschissime. Immancabili nel pasto dei siciliani sono la pasta o un piatto di legumi (fave fresche o secche, lenticchie, farro, ceci). La pasta, regina delle tavole, viene condita nei modi piu' fantasiosi. Un tempo era uso comune prepararla fresca in casa. Farina di grano duro, acqua, sale e una lunga ed energica lavorazione: da questo impasto venivano ricavati formati diversi, ma i piu' famosi restano i maccheroni, il bucato o "busiato" e il bucatino, lo spaghetto e le lasagne.

Nei piatti si usa esclusivamente l'olio extravergine d'oliva, sia per cucinare che per condire. Il burro e' poco utilizzato e la sugna viene adoperata solo per ammorbidire l'impasto di alcuni dolci.

Il sale e' marino ed i piatti sono impreziositi dalle erbe aromatiche che crescono in abbondanza: basilico, prezzemolo, menta, alloro, rosmarino, cipolle e finocchietto selvatico, insieme a gelsomino, pinoli, uva passa, pangrattato tostato ("muddìca"), scorza d'arancia, succo di limone ecc. Caratteristico di tante preparazioni e' l'agrodolce. Molto utilizzate sono anche mandorle, nocciole e pistacchi, sia nella preparazioni di dolci e di bevande che per condire pasta e riso.

martedì 8 marzo 2011

In Sicilia e nei paesi mediterranei: il Cuscus.


Il Cuscus o Couscous è il piatto per antonomasia della cucina nordafricana e in Sicilia è tipico principalmente della provincia trapanese.

Le radici del couscous sono tra le dune del Nord Africa, del Maghreb, dove da sempre vivono i Berberi, gli uomini liberi, popolazione indigena dell'Africa settentrionale, con alle spalle una storia millenaria. Quando arrivò la dominazione degli arabi, che fecero proprie le tradizioni del Maghreb, questa pietanza fu diffusa anche in Paesi lontani dalla cultura islamica, divenendo retaggio di una dominazione avvenuta secoli or sono.

E' il caso della Sicilia dove oggi si consuma il tradizionale piatto, che è stato contaminato dall'impatto con il gusto locale.

Infatti nel trapanese il tradizionale ingrediente della carne (i Berberi, come tutti i popoli nomadi erano pastori) è stato sostituito con il pesce.

La parte più difficile della preparazione di questa gustosissima pietanza sta proprio nello sgranare la semola (che deve essere di grano duro) nel modo giusto, ma per fortuna oggi si può ricorrere ai molti cuscus già pronti che si possono trovare in commercio.

INGREDIENTI Cuscus alla trapanese Ricetta per 6 persone

1 Kg di semola di grano duro (o cuscus già pronto)

1,5 Kg di pesce da zuppa (cozze, gamberi, scorfani, boghe)

5 pomodori maturi

1 cipolla

4 spicchi di aglio

1 gambo di sedano

1 mazzetto di basilico

1 ciuffetto di prezzemolo

Noce moscata

Chiodi di garofano

Olio extravergine di oliva

In un tegame, meglio se di coccio, fate un soffritto con la cipolla tagliata finemente, l’aglio, il sedano, il basilico e il prezzemolo tritati.

Unite i pomodori, pelati, privati dei semi e tagliati a pezzetti, e il pesce, accuratamente lavato e pulito. Salate e pepate, insaporite leggermente con noce moscata e chiodi di garofano e, dopo circa 10 minuti, aggiungete 3 litri di acqua bollente. Fate prendere il bollore e proseguite la cottura per circa 30 minuti.

A questo punto, prelevate 1/3 abbondante del brodo e versatelo nella parte inferiore della “cuscusiera” (speciale tegame di coccio con i buchi, sostituibile con un colapasta dello stesso diametro della pentola su cui andrà montato), allungandolo con un litro di acqua calda e stando attenti a che il liquido non tocchi la base dello scolapasta. Disponete un canovaccio con dentro i grani di semola nella parte superiore, quella forata, e saldatela a quella inferiore con pasta di pane, in modo che il vapore non fuoriesca. Fate cuocere per circa 3 ore.

A questo punto sistemate il cuscus in un ampio tegame di terracotta, la “mafaradda”, e aggiungete il pesce con il brodo rimasto. Prima di servire, fate riposare per circa 20 minuti a tegame scoperto in modo che tutto il liquido venga assorbito.

Buon appetito!!

domenica 20 febbraio 2011

Personaggi Siciliani : Un Cantautore d'eccezione, Franco Battiato.

La sua recente partecipazione al 61° Festival di Sanremo lo ha portato nuovamente sotto i riflettori, anche se in realtà non si sono mai spenti. Il suo stile è semplicemente quello di non mettersi in mostra se non per esprimere i suoi pensieri e stati d’animo al momento giusto.

Conosciamo un pò meglio la sua vita, perchè bisogna essere fieri di un uomo siciliano così speciale, che ci dona melodie ricercate, composizioni articolate, testi profondi, insomma canzoni meravigliose tutte da ascoltare e apprezzare. Franco Battiato non è soltanto un grande cantautore siciliano ma anche scrittore, compositore, attore, regista e pittore.

L’artista nacque in Sicilia a Jonia, vicino Catania, il 23 marzo del 1945.

Terminate le scuole superiori si trasferì prima a Roma e poi si stabilì a Milano.

Il suo primo singolo, L’amore è partito, venne presentato al Festival di Sanremo 1965 da Beppe Cardile e Anita Harris e la sua prima apparizione televisiva avvenne nel 1967 con il brano La torre, invitato da Giorgio Gaber nel suo programma, Diamoci del tu.

In quello stesso anno fece la sua prima esperienza teatrale, recitando un piccolo ruolo in Molto rumore per nulla di W. Shakespeare.

Dopo aver partecipato nel 1969 al "Disco per l'estate" con il brano Bella ragazza, egli scelse di lasciare momentaneamente il mondo discografico.

Nel 1971 iniziò a dedicarsi alla musica elettronica e sperimentale, dando vita ai brani "Fetus" (1972), "Pollution" (1973), "Sulle corde di Aries" (1973), "Clic" (1974) e "M.elle Le Gladiator" (1975).

Nel 1976 si dedicò all’avanguardia colta con brani molto apprezzati dalla critica e nel 1979 scrisse brani dagli echi orientali, proprio a seguito di un suo percorso spirituale e dei suoi studi sulle dottrine orientali. Sempre nel 1979 nacque il primo album pop dell’artista, L’era del cinghiale bianco, e negli anni a seguire Patriots, La voce del padrone e L’arca di Noè lo proiettarono verso un successo da rockstar, con vendite da capogiro.

Nel 1984, cantando all’Eurofestival con Alice, si classificò al quinto posto con il brano I treni di Tozeur; dopo la pubblicazione del disco Fisiognomica, nel 1989 venne invitato da papa Giovanni Paolo II, divenendo così il primo cantante di musica leggera ad esibirsi in Vaticano.

Battiato si dedicò anche ai suoi miti celesti e all’approfondimento interiore e iniziò a fare l’editore di libri esoterici, con la sua piccola casa editrice, L’Ottava.

Negli anni ’90 Franco si dedicò alla pittura, facendo uno studio approfondito e un’analisi di se stesso, fino ad arrivare alla realizzazione di mostre delle sue tele ad olio in Italia e nel mondo con lo pseudonimo di Süphan Barzani, uno dei tanti utilizzati dall’artista sin dall’inizio della carriera.

Nel 1994 iniziò un’intensa collaborazione e un proficuo scambio culturale col filosofo Manlio Sgalambro. I due congegnarono insieme un primo album di canzoni, L’ombrello e la macchina da cucire.

A restituire la sua popolarità fu l’album L’imboscata (1996), e dopo Gommalacca (1998).

L’artista siciliano recuperò la forma classica nel successivo album di cover e con due brani inediti, intitolato Fleurs (1999), seguito da Fleurs3 nel 2002, chiusura di un trittico di cui manca volutamente la seconda puntata.

Nell’ultimo decennio ha anche lavorato come regista, partecipando alla Mostra del cinema di Venezia con Musikanten, incentrato sugli ultimi anni di vita di Ludwig van Beethoven; inoltre tante sono state le collaborazioni con cantanti italiani, da Francesco Renga a Fiorella Mannoia, da Bluvertigo a Claudio Baglioni, fino all’ultima con il cantautore Luca Madonia che li ha portati a partecipare al 61°Festival di Sanremo (2011) con il brano L’alieno, classificatosi tra le prime sei posizioni.

domenica 24 ottobre 2010

Dolci Sicilia: Frutta Martorana


DOLCI TIPICI SICILIANI: FRUTTA MARTORANA

La Frutta di Martorana deve il suo nome alla Chiesa della Martorana di Palermo nei pressi del convento omonimo, dove le suore ebbero l’idea di creare con il marzapane dei dolcetti con i colori e la forma dei più diversi frutti. Secondo una nota tradizione, la frutta di Martorana sarebbe nata perché le suore, per abbellire il convento per la visita del papa dell'epoca, vollero sostituire i frutti raccolti dal loro giardino creandone di nuovi con mandorla e zucchero.

Ecco gli ingredienti del Marzapane (detto “a caldo”) :
250 g di mandorle sgusciate
500 g di zucchero
Finitura: coloranti per dolci e gomma arabica


- Preparate innanzitutto il marzapane, di cui vi diamo una versione casalinga.
- Tuffate le mandorle in acqua bollente per togliere la sottile pelle che le ricopre, nel caso aveste le mandorle da sgusciare e non pelate; poi passatele subito in forno caldo in modo che si asciughino bene, ma attenti a non bruciarle. 
- Pestatele in un mortaio, aggiungendo ½ bicchiere d’acqua, così da ottenere una pasta omogenea. Mettete lo zucchero in un pentolino a fuoco basso con qualche cucchiaio d’acqua e fatelo sciogliere, mescolando con un cucchiaio di legno.
- Unite la farina di mandorle allo sciroppo di zucchero, girate un attimo e versate su un piano (possibilmente di marmo bagnato), aspettate che si raffreddi un po’ (per evitare ustioni) e incominciate ad impastare e lavorate a lungo in modo da amalgamare bene gli ingredienti e ottenere una pasta fine e omogenea.
- Potete ora dare alla pasta le forme che la vostra fantasia vi suggerisce.
- Disponete i dolcetti siciliani su un piano infarinato e lasciateli asciugare un paio di giorni.
- Colorateli quindi con i coloranti per dolci, lasciateli asciugare e infine lucidateli con la gomma arabica.


Lo staff Vacci Lisciu (visitateci al sito www.vaccilisciu.it, augura a tutta la Sicilia, i siciliani all'estero e a tutti i simpatizzanti della Sicilia ... una buona preparazione dei buonissimi dolci e ... 

Buon Appetito!!! :)

giovedì 5 agosto 2010

IL PISTACCHIO DI BRONTE E … IL GELATO!!

Nei secoli passati il contadino brontese era praticamente privo di terre fertili, tutte appartenenti ai latifondisti, e perciò si ingegnò a trarre profitto dagli aridi e desolati terreni lavici, sui quali cresceva spontanea solo una pianta, il terebinto, un pistacchio selvatico dotato di radici profonde e molto resistente alla siccità.

Con grande lavoro e molta perizia, i brontesi riuscirono a innestare il pistacchio domestico (Pistacia vera) sul terebinto e a farlo prosperare. Le loro fatiche furono ricompensate da un frutto di eccezionale qualità, dal colore verde smeraldo e dall’aroma intenso, che oggi viene esportato in tutto il mondo ed è diventato l’oro di Bronte.

Il frutto è una drupa che contiene al suo interno il seme di cui ci nutriamo, protetto da un tegumento violaceo e da un legnoso endocarpo (il guscio).

Il seme di pistacchio viene consumato come frutta secca e trova largo impiego in pasticceria, in gelateria, ma anche in norcineria (per esempio come aromatizzante della mortadella).

A questo proposito le nonne Pina & Enza vi regalano la ricetta del gelato fatto in casa!

Ai buongustai … buon lavoro!!

INGREDIENTI

200 g di latte

200 g di panna montata

100 g di pistacchi

2 uova

70 g di zucchero

PREPARAZIONE

Scaldate il latte senza farlo bollire, quindi lasciatelo raffreddare.

Mescolate a lungo lo zucchero con le uova fino a ottenere una crema soffice; diluitela con il latte e fate cuocere su fiamma bassa il composto ottenuto. Levate dal fuoco appena accenna il bollore e lasciate raffreddare.

Togliete il guscio ai pistacchi e tuffateli per pochi minuti in acqua bollente leggermente salata per togliere la pellicina; lasciateli asciugare e pestateli nel mortaio, in modo che ne risulti una pasta omogenea. Mettete i pistacchi in una terrina, unitevi la miscela di latte e uova e mescolate.

Montate a parte la panna e incorporatela al composto, mescolando con delicatezza dal basso verso l’alto.

Se siete provvisti di gelatiera, versatevi il composto e azionatela per circa 30 minuti; altrimenti ponetelo in una vaschetta d’acciaio precedentemente raffreddata, mettetela nel freezer e mescolate con una forchetta ogni 30 minuti, fino a che il gelato non avrà raggiunto la giusta consistenza.


martedì 20 luglio 2010

GRANITA DI MANDORLE "FAI DA TE"


E’ arrivata l’estate, anche il caldo, e rinfrescarsi o fare colazione con una buona granita è un desiderio a volte irraggiungibile.
Per tutti quelli che sono lontani dalla Sicilia, ecco la ricetta per la Granita di Mandorle “fai da te”.

La prima ricetta si realizza con un panetto di pasta di mandorle!

INGREDIENTI

700 g di acqua

150 g di pasta di mandorle

100 g di zucchero




PREPARAZIONE

Sciogliete, in 700 g di acqua calda, 150 g di pasta di mandorle; poi aggiungete 100 g di zucchero al composto, mescolate e versate in un contenitore. Una volta raffreddato, mettete il tutto in freezer, avendo cura di mescolare ogni tanto affinché il composto si solidifichi lentamente e in modo omogeneo.

La seconda ricetta si realizza con il latte di mandorle (da provare per la varietà dei possibili tipi di latte già pronti in commercio)!

INGREDIENTI

350 ml di acqua

500 ml di latte di mandorle

200 g di zucchero in polvere

PREPARAZIONE

Fate sciogliere, a fuoco basso, lo zucchero nell’acqua e fate sobbollire per pochi minuti. Togliete dal fuoco e fate raffreddare.
Quando lo sciroppo è ben freddo unitelo al latte di mandorle, mescolate e poi versate in un recipiente. Mettete il tutto in freezer, avendo cura di mescolare ogni tanto affinché il composto si solidifichi lentamente e in modo omogeneo.