domenica 16 maggio 2010

I MENNULE - LE MANDORLE

Se c’è un’immagine che evoca la Sicilia, questa è sicuramente la Valle dei Templi di Agrigento che in primavera è vestita a festa per la fioritura dei mandorli.

In effetti questa pianta, la cui coltivazione è molto antica, ha da sempre alimentato miti e leggende. Gli antichi Greci narravano che Fillide, una principessa tracia,, incontrò Acamante, sbarcato nel suo regno per una sosta durante la navigazione verso Troia. I due giovani si innamorarono perdutamente, ma Acamante fu costretto a proseguire con gli Achei. La giovane principessa, non vedendolo tornare con le navi vittoriose, si lasciò morire per la disperazione. La dea Atena, commossa da questa struggente storia d’amore, decise di trasformare Fillide in uno splendido albero di mandorlo. Acamante, che in realtà non era morto, quando seppe che Fillide era stata trasformata in albero abbracciò la pianta che, per ricambiare le carezze, fece prorompere dai suoi rami fiori anziché foglie. L’abbraccio si ripete ogni anno quando i fiori del mandorlo annunciano la primavera.

Per poter gustare il sapore del seme del mandorlo ogni anno attendiamo l’estate, con precisione il mese di agosto. La mandorla, seme contenuto all’interno dell’endocarpo legnoso del frutto, drupa carnosa di colore verde, è rivestita di un sottile tegumento di colore variabile dal marrone all’ocra, liscio o rugoso, ed è un ingrediente base per la realizzazione di tante speciali e gustose ricette siciliane, dal dolce al salato, dal marzapane al latte di mandorla.

Oggi Nonna Pina e Nonna Enza vogliono suggerirvi una ricetta abbastanza semplice e veloce per preparare dei “Pasticcini alle mandorle”.

INGREDIENTI :

300 g. di pasta frolla surgelata
100 g. di granella di mandorle
100 g. di mandorle macinate in polvere
120 g. di zucchero
1 limone
1 arancia
2 cucchiai di lamelle di mandorle
Zucchero a velo
Burro e farina per lo stampo

PREPARAZIONE :

Fate scongelare la pasta frolla, quindi con essa rivestite delle formine imburrate ed infarinate. Punzecchiate la pasta e mettete gli stampini in frigo. Mescolate la granella di mandorle con le mandorle macinate, lo zucchero e la scorza grattugiata del limone. Aggiungere il succo d’arancia e mescolate. Riempite le tartelle con il ripieno preparato, cospargetele di mandorle a lamelle e cuocetele per 20 minuti nel forno già caldo a 190°, lasciate raffreddare quindi cospargete di zucchero a velo.

Buon appetito!!

domenica 24 gennaio 2010

La Cassata Siciliana di Nonna Pina & Enza


Una nuova Ricetta Tipica Siciliana, regalata da Nonna Pina & Nonna Enza !!!

*** Le dosi di questa ricetta sono per 6 persone.

Ingredienti del Pan di Spagna :

300 g di farina
250 g di zucchero
6 uova
1/2 bicchiere di latte
1 bustina e mezzo di lievito

Ingredienti del Ripieno :

500 g di ricotta
250 g di zucchero
300 g di canditi misti
200 g di marmellata di albicocche
100 g di cioccolato fondente
2 cucchiai di pistacchi sgusciati
1 baccello di vaniglia
1 bicchierino di maraschino
1 bicchierino di acqua di fiori d’arancio

Preparate il pan di Spagna incorporando le uova montate allo zucchero, al lievito e alla farina. Mescolate bene, ammorbidendo il composto con il latte. Imburrate una teglia e adagiatevi sul fondo un foglio di carta oleata, versatevi la pasta e passate in forno caldissimo, fino a quando non la vedrete lievitare: a questo punto abbassate la temperatura e lasciate cuocere per 15 minuti circa. Togliete il pan di Spagna dal forno, fatelo raffreddare e poi tagliatelo a fette di circa 1 cm di spessore. Foderate uno stampo (rotondo o rettangolare), ricoperto di carta oleata, con le fette di dolce e spennellatele con una piccola parte della marmellata, sciolta sul fuoco e mescolata con l’acqua di fiori d’arancio.

Mettete in un tegame lo zucchero, ½ bicchiere d’acqua e la vaniglia e lasciatelo su fuoco basso fino a quando il composto non avrà la consistenza di uno sciroppo. Eliminate quindi la vaniglia, fatelo intiepidire e incorporatevi la ricotta. Lavorate a lungo con un cucchiaio di legno sino a ottenere una crema liscia e senza grumi. Aggiungete i canditi, fatti a dadini, il cioccolato, a pezzetti, i pistacchi, che avete già spellato gettandoli nell’acqua bollente e asciugato accuratamente, e il maraschino. Versate la crema di ricotta nello stampo avendo cura che non rimangano vuoti d’aria all’interno del dolce e ricoprite il tutto con le fette di pan di Spagna. Mettete la cassata a raffreddare in frigorifero per almeno 2 ore, poi sformatela con delicatezza su un piatto da portata e ricopritela con la glassa di marmellata e acqua di fiori d’arancio, guarnendola a piacere con frutta candita. Lasciate in frigorifero ancora 2 ore prima di servire.

domenica 22 novembre 2009

II° Pranzo Domenicale " Siciliano "

ANTIPASTO - " Acciughe all'Agretto "

Ingredienti :
800 g di Acciughe
4 Pomodori Maturi
2 Spicchi d'aglio
2 Limoni
1 Mazzetto di Basilico
1 Pizzico abbondante di Origano
Olio Extra Vergine di Oliva

Pulite le acciughe, togliendo la testa e le interiora, e lavatele. Coprite il fondo di una teglia da forno con fettine di limone e adagiatevi sopra le acciughe insieme ai pomodori, pelati, privati dei semi e tagliati a pezzetti. Condite con l'olio di oliva, l'aglio tritato, le foglie di basilico e l'origano. Salate e pepate infornando il tutto a 180 °C per circa 30 minuti.
Le acciughe all'agretto sono ottime anche fredde.

PRIMO - " Pasta con le Sarde "


Ingredienti :
400 g di Pasta Lunga
400 g di Sarde Fresche
50 g di Filetti d'Acciughe sotto Sale
20 g di Uva Sultanina
20 g di Pinoli
3 Mazzetti di Finocchietto Selvatico
2 Spicchi d'Aglio
1 Cipolla
1 Bustina di Zafferano
1 Ciuffetto di Prezzemolo
Olio Extra Vergine di Oliva
Pangrattato

Mettete in un tegame 1 cucchiaio di olio di oliva, 1 spicchio d'aglio qualche cucchiaio di acqua, lo zafferano e 1/2 mazzetto di finocchietto selvatico, salate e pepate. Fate imbiondire, quindi unite i filetti di sarde, che avrete ottenuto pulendo, sfilettando, lavando con cura e asciugando il pesce fresco. Lasciate cuocere per alcuni minuti a fuoco moderato, poi togliete l'aglio e spegnete il fuoco. Sbollentate per circa 15 minuti il finocchietto rimasto, scolatelo, tritatelo e ponetelo da parte, avendo cura di conservare anche l'acqua di cottura. Tritate poi la cipolla e mettetela a soffriggere in padella con l'altro spicchio d'aglio. Aggiungetevi il finocchietto tritato, i pinoli, l'uva sultanina, precedentemente ammollata e asciugata, i filetti d'acciuga, dissalati e pestati in un mortaio con il prezzemolo tritato, e 1 mestolo di acqua di cottura del finocchietto. Fate insaporire a fuoco molto basso per circa 5 minuti. Utilizzate l'acqua di cottura del finocchietto per cuocere la pasta, aggiungendo se necessario altra acqua salata, e scolatela ancora al dente.

In una teglia, leggermente unta di olio, fate un primo strato di pasta e conditela con le sarde e con la salsa di finocchietto. Proseguite così fino ad esaurimento degli ingredienti, avendo cura di terminare con della salsa ed al termine spolverate con del pangrattato. Infornate alla temperatura di 180 °C per 20 minuti circa, quindi sfornate e servite ben caldo.

SECONDO - " Sarde alla Beccafico "
Ingredienti :
1 Kg di Sarde Fresche
7 Acciughe sotto sale
100 g di Uva Sultanina
100 g di Pinoli
2 Limoni
200 g di Pangrattato
3 Cucchiai di Zucchero
1 Ciuffetto di Prezzemolo
1 Ciuffetto di Basilico
1 Rametto di Alloro
Olio Extra Vergine di Oliva

Pulite e spinate le sarde, apritele a libro, lavatele e asciugatele accuratamente. Dissalate e diliscate le acciughe e tritatele finemente, poi unitele al pangrattato, precedentemente rosolato nell'olio, all'uva sultanina, ammorbidita in acqua tiepida e scolata, ai pinoli e al prezzemolo tritato. Amalgamate tutti gli ingredienti e poi salate e pepate. Distribuite una piccola parte di composto su ogni sarda e richiudetela, fermandola con uno stecchino. Proseguite fino ad esaurimento degli ingredienti. Disponete le sarde in una pirofila leggermente unta, alternandole con le foglie di alloro. Preparate una salsina, sciogliendo lo zucchero nel succo di 1 limone e aggiungendovi qualche cucchiaio d'olio, versatela sulle sarde e infornatele a 200 °C per 20 minuti circa.
Prima di servirle, cospargetele di basilico e decoratele con spicchi di limone.

DOLCE - " Fagottini Siciliani "

Ingredienti :
Per la Pasta:
600 g di Farina
5 Uova
150 g di Zucchero
250 g si Burro
1 Bustina di Lievito
Sale

Per il Ripieno:
300 g di Fichi Secchi
3 Uova
100 g di Mandorle Sgusciate e Pelate
150 g di Noci Sgusciate
100 g di Uva Sultanina
50 g di Pistacchi
150 g di Cioccolato a Pezzetti
1 Pizzico di Cannella

Mettete ad ammorbidire separatamente in acqua tiepida l'uva sultanina e i fichi. Tritate grossolanamente le noci, le mandorle e i pistacchi. Sbattete le uova in una terrina e unitevi l'uva sultanina, ben strizzata, i fichi secchi asciugati e sminuzzati, il cioccolato, a pezzetti, la marmellata, il trito di mandorle, noci e pistacchi e la cannella. Amalgamate con cura il composto e lasciatelo da parte. Per preparare la pasta, amalgamate sulla spianatoia, la farina con le uova, lo zucchero, il burro fuso un pizzico di sale e lievito. Quando avrete ottenuto una pasta ben omogenea, tiratela con il mattarello in una sfoglia sottile. Ritagliatela a rombi e nel centro di ognuno disponete un po’ di ripieno. Raggruppate i quattro vertici in alto e premete delicatamente con le dita in modo da formare appunto dei fagottini. Continuate fino ad esaurimento degli ingredienti. Adagiate i dolcetti in una teglia adeguatamente imburrata e infarinata. Infornata a 170-180 °C per circa 30 minuti.

Buon Pranzo ... da Nonna Pina ed Enza !!!

Nonno Biagio vi consiglia : CORVO Colomba Platino per il Pranzo ed un Buon Moscato Passito di Pantelleria per il Dolce.

domenica 1 novembre 2009

Dolci Tipici Siciliani: Frutta Martorana, Bersaglieri Neri e Bianchi

Ciao cari amici di Vacci Lisciu, per farvi sentire un pò a casa, o un pò siciliani, vi forniamo le ricette di dolci tipici siciliani che si mangiano, soprattutto, in questo periodo dell’anno, per la festa di Tutti i Santi e per la Commemorazione dei Morti. Dato che già è arrivato il freddo, i dolci cadono proprio a pennello, soprattutto per chi, come noi, soffre il freddo!!! Allora, buona preparazione…!!

FRUTTA MARTORANA
La Frutta di Martorana deve il suo nome alla Chiesa della Martorana di Palermo nei pressi del convento omonimo, dove le suore ebbero l’idea di creare con il marzapane dei dolcetti con i colori e la forma dei più diversi frutti. Secondo una nota tradizione, la frutta di Martorana sarebbe nata perché le suore, per abbellire il convento per la visita del papa dell'epoca, vollero sostituire i frutti raccolti dal loro giardino creandone di nuovi con mandorla e zucchero.

Ecco gli ingredienti del Marzapane (detto “a caldo”) :
250 g di mandorle sgusciate
500 g di zucchero
Finitura: coloranti per dolci e gomma arabica


Preparate innanzitutto il marzapane, di cui vi diamo una versione casalinga. Tuffate le mandorle in acqua bollente per togliere la sottile pelle che le ricopre, nel caso aveste le mandorle da sgusciare e non pelate; poi passatele subito in forno caldo in modo che si asciughino bene, ma attenti a non bruciarle. Pestatele in un mortaio, aggiungendo ½ bicchiere d’acqua, così da ottenere una pasta omogenea. Mettete lo zucchero in un pentolino a fuoco basso con qualche cucchiaio d’acqua e fatelo sciogliere, mescolando con un cucchiaio di legno.
Unite la farina di mandorle allo sciroppo di zucchero, girate un attimo e versate su un piano (possibilmente di marmo bagnato), aspettate che si raffreddi un po’ (per evitare ustioni) e incominciate ad impastare e lavorate a lungo in modo da amalgamare bene gli ingredienti e ottenere una pasta fine e omogenea.
Potete ora dare alla pasta le forme che la vostra fantasia vi suggerisce. Disponete i dolcetti su un piano infarinato e lasciateli asciugare un paio di giorni. Colorateli quindi con i coloranti per dolci, lasciateli asciugare e infine lucidateli con la gomma arabica.

BERSAGLIERI AL CIOCCOLATO

Anche questi biscotti fanno parte dei buonissimi dolci della tradizionale Festa dei Morti. Nella provincia catanese li chiamiamo Bersaglieri, ma in altri posti vengono chiamati Reginette o a volte anche Totò.

Gli ingredienti :
500 g di farina
400 g di fondente
200 g di lievito madre (quello utilizzato dai fornai)
200 g di cioccolato fondente
100 g di zucchero
80 g di strutto
1 pizzico di vanillina
1 pizzico di sale
25 g di burro per la placca


Versate la farina su una spianatoia, facendo una fontana, e versate acqua tiepida (10 cl circa) amalgamando il tutto con cura, insieme ad un pizzico di sale e allo strutto, e aggiungete il lievito madre e lo zucchero. Dopo aver impastato fino ad ottenere un composto morbido ed omogeneo, ricavatene dei bastoncini lunghi 10 cm circa. Imburrate una placca e disponetevi i bastoncini ben distanziati fra loro. Copriteli con un canovaccio e lasciateli lievitare, in luogo tiepido, fino a quando avranno raddoppiato il loro volume. Metteteli in forno già caldo a 200°C e fateli cuocere per 10 minuti. Sfornateli e abbassate la temperatura del forno a 150°C. Rimettete i biscotti in forno e fateli cuocere per 15-20 minuti. Intanto preparate la glassa sciogliendo a bagnomaria il cioccolato con il fondente e la vanillina (per la glassa al limone sciogliere zucchero in acqua e limone).
Intingete i biscotti nella glassa ricoprendoli completamente. Lasciateli asciugare e … buon appetito!!

domenica 11 ottobre 2009

La Suoneria di VACCI LISCIU - Free Gadget QR Code

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venerdì 25 settembre 2009

I Simboli della Sicilia

Un vero siciliano, anche se vive lontano dalla propria terra d’origine, non può non conoscerli !!!


I simboli ufficiali della Regione Sicilia sono:
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a) la bandiera;
b) lo stemma;
c) il gonfalone.
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La bandiera Siciliana fu adottata ufficialmente con la legge regionale n. 1 del 2000, precedentemente i simboli ufficiali della Sicilia erano stemma e gonfalone, adottati con la legge regionale n. 12 del 1990.
La legge stabilisce che la bandiera siciliana sia esposta all'esterno del Parlamento siciliano (Assemblea Regionale Siciliana), dalla sede della giunta regionale, dalle sedi dei consigli provinciali e comunali, dalle sedi dei presidenti delle provincie regionali e dei sindaci dei comuni, nelle sedi degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, negli edifici in cui sono costituiti seggi elettorali in occasione delle elezioni per il rinnovo del Parlamento siciliano.
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La bandiera.
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La bandiera della Sicilia è formata da un drappo di forma rettangolare, di colore rosso aranciato e giallo in senso diagonale, al centro riproduce lo stemma della Regione siciliana, raffigurante la Triscele color carnato con il gorgoneion e le spighe, che ha dimensioni pari a tre quinti dell'altezza della bandiera.
.La storia del Triscele è articolata e, per alcuni versi, ancora avvolta nel mistero poichè si ricollega alla mitologia: simbolo della Sicilia, è composta dalla testa della Gorgone, i cui capelli sono serpenti intrecciati con spighe di grano, dalla quale si irradiano tre gambe piegate all'altezza del ginocchio.
La Gorgone è un personaggio mitologico che, secondo il poeta greco Esioso (VIII - inizio VII secolo a.C.), era ognuna delle tre figlie di Forco e Ceto, due divinità del mare: Medusa (la Gorgone per antonomasia), Steno (la forte), Euriale (la spaziosa). Avevano zanne di cinghiale, mani di bronzo, ali d'oro, serpenti sulla testa e nella vita, abitavano presso le Esperidi (figlie di Atlante, abitanti presso l'isola dei Beati, nella parte più occidentale del mondo), ed erano in grado, con uno sguardo, di pietrificare gli uomini.
Le spighe di grano sono simbolo di fertilità del territorio.
Le tre gambe rappresentano i tre promontori (in greco triskeles) punti estremi dell'isola: capo Peloro (o punta del Faro, Messina), capo Passero (Siracusa), capo Lilibeo (o capo Boeo, Marsala).
.Un'altra versione della testa è quella di una donna, forse di una dea, in taluni casi raffigurata con le ali per indicare l'eterno trascorrere del tempo, contornata da serpenti per indicare la saggezza. I serpenti in seguito furono sostituiti da spighe di frumento dai Romani per significare la fertilità della terra dell'Isola e simboleggiare il suo status di "granaio" di Roma.
Il Triscele apparve sulla scena prima della colonizzazione greca dell'isola, ma furono i Greci per primi a chiamarla Trinakìa (mutato nel tempo in Trinacrìa), dalla parola greca: trinacrios, che significa treis (tre) e àkra (promontori), da cui anche nel latino trìquetra (a tre vertici). Il Triscele, in seguito, fu adottato dai greci come simbolo della Trinacria, che è rimasto un sinonimo per Sicilia.
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Gli studiosi sono concordi nell'affermare che si tratta di un antico simbolo religioso orientale, sia che rappresentasse il dio Baal, o il sole, nella sua triplice forma di dio della primavera, dell'estate e dell'inverno, sia che rappresentasse la luna con le gambe talora sostituite da falci lunari. Le sue più antiche manifestazioni documentarie, si trovano. in monete di varie città dell'Asia Minore, come Aspendo in Panfilia, Olba in Cilicia, Berrito e Tebe nella Troade, ed in città della Licia, con datazione variabili dal VI al IV secolo a.C.. Il simbolo della Trinacria, se perdette il suo originario valore solare, ne acquistò uno sacrale in Sicilia, dato il suo valore apotropaico, che lo trasformò in una sorta di talismano.I normanni, arrivati in Sicilia nel 1072, esportarono la Trinacria nell'isola di Man, che la scelse come simbolo in sostituzione di quello precedente (un vascello) di origine scandinava.
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Il vessillo ufficiale della Regione Siciliana, drappo bicolore giallorosso con al centro il vecchio simbolo triscelico della Trinacria, esprime diagonalmente il giallo della bandiera civica di Palermo e il rosso della bandiera civica di Corleone, che fu il primo comune siciliano a seguire l'esempio di Palermo nella vigorosa rivolta antifrancese del Vespro Siciliano, scoppiato nella Città di Palermo il 30 Marzo 1282, che vide la contesa tra gli angioini ed i siciliani ai quali si allearono gli aragonesi.
Un momento di rilevanza simbolica della Trinacria nella storia della Sicilia si è avuta il 30 agosto 1302 con la costituzione dell'isola in Regno di Trinacria a seguito della pace di Caltabellotta, alla conclusione della guerra del Vespro. La titolarità del regno era, dal punto di vista formale, assegnata a Federico II d'Aragona, di fatto era indipendente dal resto dei possedimenti angioini nell'Italia meridionale.
La Trinacria è presente anche negli stemmi di varie dinastie nobili quali gli Stuart d'Albany d'Inghilterra (forse derivato proprio dal loro dominio su isole del mare d'Irlanda, tra cui l'isola di Man), i Rabensteiner di Francia, gli Schanke di Danimarca, i Drocomir di Polonia e in quello di Gioacchino Murat, re delle Due Sicilie all'inizio del 1800.
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Il gonfalone.
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Il gonfalone della Regione siciliana, delle dimensioni di metri due per uno, è costituito da uno scudo collocato su fondo azzurro, a sua volta campeggiante su uno scudo inquartato (in alto, a sinistra, giallo; a destra, rosso aranciato, con l'iscrizione colore bianco «REGIONE SICILIANA»; in basso, a sinistra, rosso aranciato; a destra, giallo), bordato da un filetto colore oro.
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Il criterio che ha presieduto al disegno del gonfalone, che è gelosamente conservato alla Presidenza della Regione di piazza Indipendenza a Palermo, è stato quello di raffigurare gli emblemi delle famiglie che hanno fatto della Sicilia un Regno.
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In alto a sinistra si trova quello degli Altavilla (famiglia normanna).
La loro "avventura nel Sud" iniziò nel santuario di San Michele a monte S. Angelo, dove si erano recati in pellegrinaggio e dove furono "ingaggiati" per cacciare i bizantini dal meridione d'Italia. Lo fecero così bene, che mentre Roberto il Guiscardo cacciò i "greci", il fratello minore, Ruggero, con una guerra durata trent'anni, fece lo stesso in Sicilia con gli arabi, sconfiggendo l'Islam e restituendo piena libertà alla fede cristiana. Essi portarono la nostra regione a grande splendore, costruirono le grandi chiese arabo-normanne, diedero pace e benessere al nostro popolo. L'aquila nera presente nel secondo quarto, in alto a destra, è l'emblema degli Hohestaufen, duchi di Svevia, e successivamente imperatori del Sacro Romano Impero. Federico II, figlio di Enrico VI e dell'ultima normanna, Costanza, regnerà da Palermo sul Sacro Romano Impero. Le spoglie di questi tre personaggi riposano nella cattedrale di Palermo.
Nel terzo quarto sinistro, in basso, la triscele (in colore carnato su campo argenteo).
Nell'ultimo quarto è presente il simbolo della casa aragonese, i cui colori rosso ed oro richiamano l'origine spagnola e le due aquile nere il suo legame con gli svevi.

I Simboli della Sicilia. 

domenica 13 settembre 2009

Nuovi link amici di Vacci Lisciu

Vi segnaliamo tre nuovi link amici di Vacci Lisciu :

Radio Gl@mour - http://www.radioglamour.net

Radio Gl@mour è una nuova piattaforma musicale che spazia tra sonorità Pop, Lounge, Jazz, Soul, House e Deep. Questa web-radio ti accompagna durante la tua giornata trasmettendo bella musica che ti tenga compagnia mentre lavori in ufficio, mentre stai studiando, o semplicemente per rilassarti. Radio Gl@mour ti propone un mix di musica che spazia dai top 40 trasmessi dalle radio, ai singoli che difficilmente potresti ascoltare da un emittente in Fm. Ascoltala e noterai la differenza.


Enoteca Maria - http://www.enotecamaria.com

Enoteca Maria non è il solito ristorante italiano all'estero
: sorge a Staten Island, New York, e la sua fortuna è tutta dietro ai fornelli, in particolare nelle mani di sette autentiche nonne italiane che lavorano a rotazione come chef. Carmela viene da Marcianise, Cristina da San Giuseppe Iato, Gaia da Milano, Adelena da Casola, Nina da Salerno, Rosaria da Chieti e Teresa da Agrigento. Con loro hanno portato la tradizione di differenti cucine locali italiane che ora fanno assaporare con successo ai clienti newyorkesi del ristorante.

Il Filtro - http://www.ilfiltro.it

Il portale www.ilFiltro.it è nato per iniziativa del prof. Michele Crudele nel 2001 in risposta alla richiesta di informazioni da parte di genitori e docenti sul tema della protezione della navigazione dei minori su Internet. L'obiettivo è quello di offrire tutto il proprio supporto per creare le condizioni affinché rete e risorse informatiche, oltre a essere sempre più diffuse e condivise, siano al contempo sempre più affidabili e sicure. Purtroppo la pornografia su Internet è frequente. Accanto all'ignobile sfruttamento commerciale del corpo della donna, è un veicolo di diffusione di molti virus informatici.
Ma non è solo questione di sesso: violenza efferata, uso di droghe, incitamento al terrorismo, sono altri temi diffusi su Internet, che possono essere attenuati da una discreta efficacia dei filtri.
Posto che il metodo migliore è che un educatore o un genitore stia accanto ai bambini, agli adolescenti o ai propri figli mentre usano Internet, data l'impossibilità di farlo sempre, sono possibili approcci per evitare i rischi della navigazione. Ilfiltro.it può aiutare e consigliare chiunque ne abbia bisogno.
L'Associazione Centro ELIS gestisce le attività connesse al portale, nell'ambito delle sue finalità istituzionali e in collaborazione con gli altri enti aderenti al Manifesto ELIS.

sabato 15 agosto 2009

La rinascita dei Siciliani. NO alla MAFIA !!!

Per me ogni estate è sempre bellissimo andare in ferie nella mia terra, ma questa volta voglio raccontarvi ciò che io e i miei amici abbiamo osservato mentre passeggiavamo tra le strade di Taormina (una città a caso, una delle mie preferite).
I negozietti caratteristici del luogo vendono magliette con le scritte " Nun vidu, Nun sentu, Nun parru ", con l’immagine del mafioso corredato da lupara, con il volto de " Il Padrino " del film di Francis Ford Coppola e statuette in ceramica del mafioso e della mafiosa. Non vi sembra una gran tristezza ??? Si vendono prodotti di bassi principi morali, che danno un’immagine negativa dei siciliani, ricordando ciò che è stato e sottolineandolo ancora come una realtà consolidata e accettata.
Basta con questi stereotipi, i siciliani sono stanchi di essere conosciuti ed etichettati in questo modo, è vero che la mafia ha fatto parte e fa parte della Sicilia, ma i siciliani non nascono da una terra ricca di marciume!! Non si può essere conosciuti e ricordati per i famosi film di mafia, per il padre padrone e la donna sottomessa, per il terrore, l’omertà e la paura, per la mentalità chiusa e all’antica e per le “ fuitine ”.
Un siciliano è molto altro: è accogliente, caloroso, altruista e cela dentro sé migliaia di volti e di tradizioni, in seguito alle influenze greche, romane, arabe, normanne e tante altre. Il suo passato non può essere un modello se si parla di mafia; il suo presente e il suo futuro sono in evoluzione, in cambiamento, grazie ai modelli di grandi uomini che sono morti per l’amore e per la giustizia.
Dalla cronaca si evince che i siciliani stanno uscendo dal loro guscio di paura e omertà, si stanno svegliando per far rivivere la Sicilia, che è ricca di gente, luoghi, testimonianze, tradizioni meravigliose, che sono tutto ciò che deve essere tramandato ed esportato nel mondo.
Le magliette e i prodotti Vacci Lisciu vogliono essere parte della vitalità e giocosità proprie della Sicilia, caratteristiche che potrebbero aiutare a superare ed abbattere quei muri di omertà ancora alti in tante parti della regione e della nazione. La maglietta con la scritta " Vidu, Sentu, Parru ", vuole essere uno stimolo ad andare controcorrente per far uscire i giovani dal coro silenzioso degli omertosi e gridare a gran voce, col megafono, che la Sicilia non è tutta mafia, i siciliani non sono mafiosi!!
Noi di Vacci Lisciu vogliamo promuovere un sito molto importante per la lotta alla mafia e alla richiesta del pizzo: http://www.addiopizzo.org/
Addiopizzo è un movimento nato a Palermo, un’associazione di volontariato che si fa portavoce di una “rivoluzione culturale” contro la mafia, il cui campo d’azione specifico è la lotta al racket delle estorsioni, promossa concretamente con lo strumento del “Consumo critico Addiopizzo”.
Fondamentale è la campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica attuata dal movimento, facendo ricorso ai mezzi di comunicazione più disparati, dagli adesivi alle pagine web. La campagna “Contro il pizzo cambia i consumi” è una campagna di solidarietà e di sostegno a favore di chi ha fatto una scelta coraggiosa contro la mafia e invita i cittadini a riflettere sul fatto che fare la spesa da chi paga il pizzo significa finanziare indirettamente la criminalità organizzata. I commercianti pizzo-free, che hanno deciso di non pagare la mafia, si possono riconoscere per gli adesivi “Addiopizzo” che espongono nelle vetrine delle loro attività; così si potranno frequentare alberghi, ristoranti, pub, librerie e tutte le tipologie di negozi e attività che non finanziano la mafia.
Inoltre il movimento partecipa a progetti di educazione alla legalità e all'antimafia presso le scuole di Palermo e provincia e ad eventi, conferenze e manifestazioni sia in Italia che all'estero.
Tutti noi possiamo fare qualcosa, diffondere l’iniziativa “Addiopizzo” anche fuori da Palermo e dalla Sicilia, perchè nessuna parte d'Italia è immune alle problematiche mafiose e del racket. Chiunque condivida l’iniziativa può scaricare gratuitamente gli adesivi, stamparli e attaccarli nella propria città o anche aiutare il comitato con donazioni o devolvendo il cinque per mille.

Infine vi consiglio di leggere questi articoli: uno riguarda l’adesione dei cittadini catanesi ad AddioPizzo e come si stia provando a muovere gli animi di tutti i catanesi http://www.addiopizzo.org/public/liberainformazione_011008.pdf , l’altro riguarda una manifestazione avvenuta a Catania, Dance Attack, con lo slogan “Arte (contro cosa) nostra” http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_07/catania_dance_attack_anti_mafia_divieto_ballerini_3dbd83d6-7cc7-11dd-ba5e-00144f02aabc.shtml

martedì 4 agosto 2009

" Vacci Lisciu " - PLAXO & TWITTER

Non potevamo di certo mancare su PLAXO e TWITTER, alleghiamo sotto i 2 LINK ad altri importanti Social Network / MicroBlogging
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VACCI LISCIU @ PLAXO
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Seguiteci ... a presto e Buone Ferie !!!